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Il ritorno degli Ataraxia su Cold Meat Industry (di cui la Cruel Moon è sub-label) avviene con "Saphir", concept album sui giardini e sul loro simbolismo. Messe nuovamente da parte le sonorità medievaleggianti di dischi come "Historiae", "Suenos" e "Mon Seul Desir", questo album ci mostra il gruppo ancora una volta alle prese con pezzi a volte rilassanti, altre eterei, altre ancora velati da una certa malinconia oppure dai rimandi folk, in scia a quanto già hanno mostrato in episodi come "Les Paroles Blanches" e "Lost Atlantis". Brani di ottima fattura dal punto di vista tecnico-compositivo, in cui l'incredibile voce di Francesca Nicoli e la chitarra classica di Vittorio Vandelli sono spesso al centro della scena e si completano a perfezione. Quando lasciano il proscenio, (e questo non accade di frequente) il ruolo di protagonista passa al piano ed alle tastiere di Giovanni Pagliari, inappuntabili come tutto il resto. Il meccanismo è ormai più che rodato : funziona come un orologio svizzero. Sono certo che quanto raccontato finora non ha detto niente di nuovo a qualsiasi persona che già conoscesse gli Ataraxia, anche perché in questo album non si trova nulla di troppo diverso rispetto a quanto hanno mostrato in passato. Ed in effetti, "Saphir" è esattamente quello che era lecito aspettarsi, niente di più e niente di meno. Un disco soave, che conferma il buono stato di forma del gruppo, e che dimostra ancora una volta che da loro è impossibile aspettarsi un episodio deludente. Continuo a preferirli alle prese con le loro riletture del medioevo, e forse in alcuni passaggi si inizia a pagare una certa prevedibilità della proposta, resta comunque il fatto che ogni disco degli Ataraxia è capace di generare emozioni che vale la pena provare. Per gli amanti delle sonorità più delicate e raffinate.
Reje
Voto:
7
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