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Mai
mi sarei aspettato un inizio 2002 così carico di qualità in ogni
genere…dopo Soilwork, The Crown, Down, Void of silence, Pain of
Salvation, ecco un altro bel disco che entra nello stereo e strappa
applausi. Gli Atrox non hanno certo mai brillato per immediatezza.
Il precedente “Contentum”, a mio parere, era un album che faceva
trasparire le immense potenzialità della band, ma era decisamente
troppo autocompiacente e pregno di solipsismo. (Madò che paroloni…speriamo
almeno che non siano stati usati a sproposito).
Insomma, uno di quei dischi “promossi sulla fiducia”, perché in
fondo non si era mai convinti di capirli appieno. Quest'album, pur
non essendo certo immediato, apporta gli aggiustamenti necessari, ed
il gioco è fatto. Quello che abbiamo tra le mani è un avant –
progressive (non prog-metal) che incontra il metal di quando in
quando e non si perde mai in soluzioni discutibili ma ti inchioda
all’ascolto dal primo all’ultimo minuto. Nulla è scontato,
quasi nulla è prolisso (nonostante la lunghezza media delle canzoni
sia molto alta) …diciamo pure che stavolta siamo prossimi alla
perfezione. Rispetto a “Contentum” la musica (voce a parte) è
semplificata quel poco che basta per rendere il tutto molto più
godibile e lineare che in precedenza… intendiamoci, non sto
dicendo che gli Atrox sono diventati i Motorhead, ma solo che
stavolta lo sforzo necessario per stargli dietro non è estenuante,
pur rimanendo alto. Ciliegina sulla torta le linee vocali di Monika,
che oscilla con maestria tra Diamanda Galas, Anneke, un’odalisca
araba ed una sirena dell’ambulanza. (?!?!). Ogni volta che ci si
trova innanzi ad una proposta musicale così elaborata, è bene
mettere in guardia tutti: non aspettatevi nulla che fischietterete
sotto la doccia o che metabolizzerete in un ascolto o due.
Specialmente se queste sonorità non sono il vostro pane quotidiano,
c’e’ da sbatterci un po’ la testa…ma voglio essere ottimista
e dico che questo può essere un buon album per iniziare, in fondo
pezzi come “Translunaria” (grandissimo) sembrano quasi fatti
apposta. Non illudetevi però: bisognerà comunque affrontare dei
pazzi scatenati, ma potrebbe valerne la pena. Per chi invece queste
sonorità le mastica, il consiglio è non lasciarselo scappare.
Inutile perdersi in altre parole, che ancora una volta sia la musica
a parlare. Reje
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