ATROX "terrestrials" (Season Of Mist)

VOTO: 8-

Mai mi sarei aspettato un inizio 2002 così carico di qualità in ogni genere…dopo Soilwork, The Crown, Down, Void of silence, Pain of Salvation, ecco un altro bel disco che entra nello stereo e strappa applausi. Gli Atrox non hanno certo mai brillato per immediatezza. Il precedente “Contentum”, a mio parere, era un album che faceva trasparire le immense potenzialità della band, ma era decisamente troppo autocompiacente e pregno di solipsismo. (Madò che paroloni…speriamo almeno che non siano stati usati a sproposito). Insomma, uno di quei dischi “promossi sulla fiducia”, perché in fondo non si era mai convinti di capirli appieno. Quest'album, pur non essendo certo immediato, apporta gli aggiustamenti necessari, ed il gioco è fatto. Quello che abbiamo tra le mani è un avant – progressive (non prog-metal) che incontra il metal di quando in quando e non si perde mai in soluzioni discutibili ma ti inchioda all’ascolto dal primo all’ultimo minuto. Nulla è scontato, quasi nulla è prolisso (nonostante la lunghezza media delle canzoni sia molto alta) …diciamo pure che stavolta siamo prossimi alla perfezione. Rispetto a “Contentum” la musica (voce a parte) è semplificata quel poco che basta per rendere il tutto molto più godibile e lineare che in precedenza… intendiamoci, non sto dicendo che gli Atrox sono diventati i Motorhead, ma solo che stavolta lo sforzo necessario per stargli dietro non è estenuante, pur rimanendo alto. Ciliegina sulla torta le linee vocali di Monika, che oscilla con maestria tra Diamanda Galas, Anneke, un’odalisca araba ed una sirena dell’ambulanza. (?!?!). Ogni volta che ci si trova innanzi ad una proposta musicale così elaborata, è bene mettere in guardia tutti: non aspettatevi nulla che fischietterete sotto la doccia o che metabolizzerete in un ascolto o due. Specialmente se queste sonorità non sono il vostro pane quotidiano, c’e’ da sbatterci un po’ la testa…ma voglio essere ottimista e dico che questo può essere un buon album per iniziare, in fondo pezzi come “Translunaria” (grandissimo) sembrano quasi fatti apposta. Non illudetevi però: bisognerà comunque affrontare dei pazzi scatenati, ma potrebbe valerne la pena. Per chi invece queste sonorità le mastica, il consiglio è non lasciarselo scappare. Inutile perdersi in altre parole, che ancora una volta sia la musica a parlare.

Reje

TRACKLIST

Lay 

Ruin 

Mare’s Nest 

Nine Wishes 

Human Inventions 

Metal Nomads 

Changeling 

The Beldam Of The Bedlam  Translunaria 

Look Further

 

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