|
A dispetto del nome francofono, ci troviamo di fronte a tre ragazze newyorchesi che cantano in coro e suonano sintetizzatori analogici molto vintage. Roba che a volte sembrano gli OMD riletti in versione twee-pop da gente rimasta folgorata sulla via di “Sleep Around The Clock” dei Belle & Sebastian. Il risultato è talmente inoffensivo che spesso e volentieri si rischia un abbiocco dolce quanto le melodie al diabete di pezzi come “The Lucky One” (che, non fosse per il coro dell’orrendo minuto e mezzo conclusivo, sarebbe forse l’unico episodio davvero meritevole), “Don’t See The Sorrow” e “The Way To There”; e quando per un attimo spingono sull’acceleratore (“Dark Halls”, “Night Majestic”) si trasformano in una specie di surrogato dei Blondie che, per quanto inconsistente, almeno impedisce il fatidico colpo di sonno. Ma forse è più un male che un bene. E forse il nome della casa discografica non è un caso. Buonanotte. Anzi, adieu.
Tony Aramini
Voto:
4,5
|