AUTOLUX

"future perfect"

(DMZ/Full Time Hobby/Eat Sleep)

2005

01. Turnstile Blues 
02. Angry Candy 
03. Subzero Fun 
04. Sugarless 
05. Blanket 
06. Great Days For The Passenger Element 
07. Robots In The Garden 
08. Here Comes Everybody 
09. Asleep At The Trigger 
10. Plantlife 
11. Capital Kind Of Strain 

Una gestazione di oltre tre anni, quella di Future Perfect. Lunga ma tutto sommato ben spesa, accorgendosi immediatamente di quanto calcolato sia stato il risultato: Future Perfect si presenta infatti come una delle raccolte di hit mancate meglio riuscite dell'anno, grazie al suo chimico mix di indie, new wave e noise che tinteggia un ibrido altrettanto perfetto di rock e pop. Tutto ciò dà forma a melodie efficaci, fluide e allo stesso tempo morbide, graffianti, sensuali e ruvide. Tutto fuorché un concept, questo disco, quanto piuttosto un legato di anima e suono che sebbene spazi e lasci ampia possibilità all'immaginazione di ricollegare quel certo passaggio ad un numero considerevole di influenze e assonanze, di brano in brano prosegue a piccoli passi in variazioni che in fondo non sono troppo marcate nè azzardano il colpaccio con la sperimentazione, anzi, specie per struttura o per il cantato di Eugene Goreshter che marcia sulla stessa linea, con una certa padronanza e disinvoltura. Tuttavia, per quanto sia un "bel" disco come solo Los Angeles può sfornare, risulta difficile dare agli Autolux un'identità a sé stante: difficile è ascoltare un brano senza giocare a chi ci associa più gruppi. Sarà perchè le note sono sempre quelle? Beh grazie, ma non basta. Come non pensare ai Sonic Youth di Sunday su Plantlife? Ai Blur di Coffee+Tv su Great Days For The Passenger Element? Alle nenie di Dido su Here Comes Everybody? (Con tutto il rispetto per Carla Azar). Briciole di riff alla Radiohead pre-Kid A e cantati tipicamente Dandy Warhols ancora sparse in giro (Angry Candy). Difficile stabilire quali siano i pezzi migliori; riuscito è senz'altro comunque l'intro di Turnstyle Blues, che suona come un'evasiva tirata in automobile con l'impressione di restare ben saldi coi piedi per terra, per proseguire con la scanzonata Here Comes Everybody o le altrettanto sveglie Blanket e Robots In The Garden, fino a chiudersi con il tamponato noise crescente di Capital Kind Of Strain. Uno spaccato di Los Angeles che i Nine Inch Nails e i Queens Of The Stone Age si stanno portando in tour, sperando che passino quanto prima dall'Italia.

Tiziana Brombin

Voto: 7

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