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Questo è uno dei cd più pesanti che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi. Pesante perchè eccessivamente negativo, grigio e... 'cinico'. Cinico per quanto riguarda i testi, anche perchè musicalmente potrebbe essere 'cinico' anche un album country, ma descrivendolo in questo modo nessuno capirebbe come suona. Gli inglesi Axis Of Perdition suonano un industrial-black che ha qualcosa in comune con Thorns, l'ultimo Aborym, il primo -grande- Zyklon. Qui c'è la drum-machine che corre all'impazzata, voci a tratti filtrate ed a tratti 'black' che sembrano delirare. Non c'è spazio per la melodia, se non negli sporadici assoli, ma più che melodici li definirei 'malati'. Va a sfidare quei cd e di sicuro non ne esce sconfitto, perché il valore delle canzoni è estremamente alto. Citarne una piuttosto che un'altra, per cd di questo genere, è superfluo. Certo è che la traccia che apre le danze "A Ruined Nation Awakens" è una mattonata, non in faccia, ma nel cervello, l'ideale colonna sonora di un giorno piovoso nella periferia sub-urbana. Controlli la loro nazionalità e non ti stupisci affatto che i 2 tipini (Mike e Brooke) siano inglesi. Non so se l'hanno composto in periferia, ma quasi sicuramente in una giornata piovosa... Controlli quanti album abbiano fatto prima e -stavolta si- ti stupisci che questo sia un esordio. Quasi mai tanta professionalità, tanta ispirazione si era vista in un debut. Anche per questo il cd è fra gli highlight dell'anno, perché riesce ad essere estremamente personale ed unico nel suo genere, pur essendo un esordio. Questa è la nuova frontiera del metal, è negativa, decadente, pregna d'odio, industriale ed estrema. Come il mondo, del resto.
Shub Niggurath
Voto:
8,5
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