BABYSHAMBLES

"Down In Albion"

(Rough Trade)

2005

1. La Belle Et La Bete
2. Fuck Forever
3. A'rebours
4. The 32 Of December
5. Pipedown
6. Sticks & Stones
7. Killamangiro
8. 8 Dead Boys
9. In Love With A Feeling
10. Pentoville
11. What Katy Did Next
12. Albion
13. Back From The Dead
14. Loyalty Song
15. Up The Morning
16. Merry Go Round

Belli, i Libertines. Utili. Talmente utili che i due capoccia Carl Barat e Pete Doherty hanno deciso di dividere le proprie strade per regalare al mondo non una ma ben due bands di cui si sentiva senz’altro il bisogno. In realtà è stato il primo a cacciare via a calci in culo il secondo a causa dell’incontrollabilità delle sue notorie abitudini chimiche. Non che faccia molta differenza, tanto ormai il danno è fatto. Doherty (che tutte le recensioni vi presenteranno –nientemeno- come il fidanzato di Kate Moss, quindi lo facciamo anche noi), ritrovatosi disoccupato, ha in un primo momento deciso di mettere assieme i Babyshambles semplicemente per finanziarsi i vizi, e vi giuriamo che è stato proprio lui a dirlo (qualcuno gli spieghi che lo stereotipo della rockstar maledetta et drogata è ormai passato di moda). Poi ascoltiamo il disco e pensiamo che magari questa storia non è del tutto una montatura pubblicitaria, dato che “Down In Albion” si pone alle nostre orecchie come uno dei peggiori lavori usciti dal Regno Unito nell’ultimo ventennio (almeno). Tutto sembra messo insieme un po’ a caso da gente conscia del fatto che, causa il giusto hype di contorno, l’album venderà un discreto numero di copie a prescindere dalla qualità dei contenuti. Contenuti che poi, dicevamo, sono tra le peggiori cose ascoltate non solo quest’anno. Lunghissimo, composto da ben 16 pezzi tra cui innumerevoli filler piazzati lì tanto per, “Down In Albion” tenta la fortuna con un songwriting insipido e basato sulla citazione più scriteriata: dagli immancabili Clash ai Police (“Sticks & Stones”), fino ai libertini medesimi, agli intoccabili Smiths e, addirittura, certo Punk Funk (il break centrale di “The 32 Of December”). Se ci aggiungete una prova vocale non esattamente memorabile e la mancanza totale di spunti che, pur magari sapendo di già sentito, risultino almeno piacevoli e/o divertenti, allora il quadretto diventa completo. Dispiace solo constatare ancora una volta la presenza dietro la console di Mick Jones (l’ex Clash aveva già prodotto gli stessi Libertines), ma in termine di semplici soldoni l’affare è più che buono, quindi vallo a biasimare.


Tony Aramini

Voto: 3

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