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La
Svezia non esporta in giro per il mondo solo Ikea, ma anche una discreta
dose di "Melodic Death Metal", una manciata del quale ha
attecchito persino in Sud America dando origine ai Beyond The Embrace. Ne
valeva la pena? Probabilmente no. Insect Song, seconda uscita della band -
che, pare, venga promossa come Next Big Thing del genere - è in realtà
un dischetto piuttosto modesto, che rientra in buona parte nei canoni del
Gothenburg Sound, e che nei momenti migliori propone un metallo thrashone
bello prepotente, salvo poi tornare puntualmente nei ranghi. Il fatto che
sia suonato da tre chitarre non cambia minimamente le carte in tavola, per
lo meno in studio, dove chiunque può sovraincidere a piacimento; pensate
piuttosto cosa possono creare dal vivo, probabili problemi sonori a parte,
con quei continui intrecci solistici evidenziati da una ritmica rocciosa,
che caratterizzano la porposta del gruppo. Da segnalare anche un
lavoro di batteria spesso scialbo e monotono, difetto più evidente del
sestetto dal punto di vista tecnico. Alla fine le canzoni ci stanno, il
tiro pure (ma capite bene che quello lo hanno tutti i gruppi "thrash"
del pianeta); qua e là in fondo ai break acustici si intravedono
tanti buoni propositi, ma l'idea principale alla quale il gruppo è legato
prende un sentiero diverso, meno intrigante e già percorso da molti altri
in passato; ed è innegabile, ancora una volta, l'influenza che continua
ad avere Slaughter of the Soul sul metal mondiale. Fra i brani spiccano
".Of every strain", "Plague", "Reedemer", la
title track, salvati dal piattume da riff più ispirati e cattivi o da
ritornelli in grado di far muovere i sassi; i restanti potremmo
semplicemente liquidarli come riempitivi o mid-tempos poco riusciti.
Insomma, niente di particolare. Suggerisco di passare oltre.
Emanuele
"Maraska"
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