BIGELF "hex" (Eastwest)

VOTO: 5,5

Andate a spulciare tra i vecchi vinili impolverati dei vostri genitori, quelli che nessuno ascolta più da quando il vostro “vecchio” si è tagliato i baffoni e ha smesso di indossare i pantaloni a zampa. Arraffate tutto ciò che riuscite a trovare, fatene un bel pacchetto, buttatelo dentro il Mulinex… quando tutto sarà ridotto ad una bella poltiglia, cercate di plasmarne un nuovo 33’. A quel punto fatelo girare su quell’obsoleto oggetto dal nome “giradischi”. Ciò che uscirà fuori dalle casse, dovrebbe probabilmente assomigliare all’ultimo disco degli svedesi Bigelf: “HEX”. Un inquietante mix fra Beatles (Rock & roll contract), Pink Floyd (Bats In The Belfry II), Deep Purple (Pain killers), King Crimson (Disappear), Black Sabbath (Carry the load, Madhatter), assolutamente catchy, retrò dai suoni alle orchestrazioni, e molto atmosferico. I quattro musicisti danno prova di grande maestria ed eleganza stilistica, tracciando paesaggi sonori inusitati, seguendo linee melodiche accattivanti e trascinanti, come non se ne sentivano da almeno trent’anni a questa parte. Gli arrangiamenti sono di rara fattura, con una sezione ritmica precisa, una voce affascinante e poliedrica, la chitarra in grado di spaziare, viaggiare, ricamare su tutto rendendosi sempre leggera come una farfalla, e le tastiere, per concludere, con una conoscenza musicale che permette loro di rendere il tutto assolutamente “vintage”. Tutto sembrerebbe preludere al capolavoro. A questo punto però si pone la mia domanda, inesorabile: cui prodest? “A chi giova tutto ciò?”. Se da una parte abbiamo questo bellissimo disco, molto più simile ad una compilation, a dire la verità, e dall’altra abbiamo i vecchi, originali, inarrivabili grandi classici, cosa ci dovrebbe far propendere per il primo? Forse un senso di nostalgia per un’epoca musicale che mai più tornerà? Forse un’insana necessità di ascoltare nuove produzioni dei gruppi storici (ormai in pensione), saziabile in parte da questo godibilissimo surrogato? In verità non so rispondere, ma credo che per i Bigelf, nel descrivere la loro proposta, parlare di “roots” (radici) allorché di plagio, mi sembra un pò nascondersi dietro un dito! Usare solo strumentazione analogica e prendere tutte le precauzioni necessarie per ricreare situazioni appartenenti al passato, finisce per sembrare indice di scarsa personalità. Quindi, a mio modestissimo parere, far così pesantemente leva su qualcosa di già ascoltato e vissuto non può bastare ai nostri quattro bravissimi musicisti, per scrivere anche solo una pagina della storia del rock. Preferisco, quindi, “rimandarli a settembre”, anche perché le capacità artistiche ci sono tutte, si evincono naturalmente dal disco, ma l’originalità è ben altra cosa, e solo con impegno e dedizione potranno anche loro, tramandare qualcosa di immortale. 

Matthew Hopkins

TRACKLIST

Madhatter

Bats In The Belfry II

Pain Killers

Disappear

Rock & Roll Contract

Sunshine Suicide

Falling Bombs

Black Moth

Carry the Load

Burning Bridges

Bats In The Belfry I

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www.bigelf.com