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Non si dica che la passata edizione della Festa delle Donne sia stata del tutto inutile, perchè perlomeno dal fronte discografico l'uscita di "Morning Kills The Dark" avrà consolato qualcuna delle nostre dame, ma ben poche purtroppo, trattandosi questo di uno tra i millemila che passano inosservati nella corrente degli altrettanti millemila che escono all'anno e che sono meglio prodotti, meglio distribuiti e meglio pubblicizzati.
Presentare un disco come “Morning Kills The Dark” è un piacere particolare, perché lo spirito e la storia che ne stanno alla base sono di una delicatezza unica: “MKTD racconta la storia di un anno delle nostre vite, dai cieli di Miami alle colline di Echo Park. La mia (Jared Flamm, nda) e quella di Kala (Savage, nda), con il nostro migliore amico Richard (Gowen, nda).E’ un testamento d’amore e di perseveranza, un impegno all’amicizia e ad modo di vivere”, prendendo le parole di Jared (autore tra l'altro della splendida foto in copertina). Non si abbiano pregiudizi quando si parla di “storie d’amore”, poiché per una volta che tanto intimismo ed affetto trasudino così onestamente da un disco, è doveroso prestargli attenzione.
Road manager per il tour di Daniel Lanois lui, attrice televisiva lei: l’incontro che li fece innamorare risale al 2003, finché il passo a suonare in tre divenne brevissimo. Classico il partire da qualche serata tra amici suonando qualche cover famosa, ma quando comporre insieme diventa la cosa più naturale del mondo in questo caso non può non trattarsi di canzoni d’amore atte a comporre una specie di spirituale folk-pop da camera; ed in poche settimane da Open Letter To Jenny a Hotel Piano (la prima e l’ultima in ordine cronologico di composizione) questo piccolo idealistico concept era pronto.
L’amalgama alle radici del disco è un suono essenziale, quanto di più semplice si possa trovare in circolazione, diviso in “Morning Side” e ”Dark Side”. E’ il titolo a suggerire qualche delle due alla fine abbia la meglio, e come non è arduo intuire le due parti saranno divise da atmosfere ben distinte, sebbene paradossalmente siano più vivaci e ricche strumentalmente le seconde. Registrato in varie location dalla Florida alla California nel corso del 2004, è proprio la sfumatura naturalistica propria del viaggio a plasmare i dettagli di dieci brani che di per sé sarebbero alternativamente parti di un unico tutto, un'unica sinfonia alla vita, alla speranza e alla costanza. A modellare la bellezza di "Morning Kills The Dark" non gioca un ruolo secondario la marcata espressività degli strumenti (piano, batteria, chitarra e synth) e delle voci (Jared e Kala) che, paradossalmente, riescono ad alleggerire incredibilmente le melodie di modo che l'ascolto riesca ad essere assorbito "dal di dentro", quasi senza doverci prestare consciamente attenzione. Impossibile non sentirci un po' di John Lennon dal tratto molto acerbo tra la cullante "Kala Lynne" e tutta la parte di piano del "Morning Side".
Questo trio non si propone certo di redimere i misantropi incalliti, ma riuscirà di certo ad addolcirvi la giornata senza pericoli di diabete. O, mal che vada, sarà di aiuto contro l'insonnia.
Tiziana Brombin
Voto:
7+
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