BJÖRK

"Medúlla"

(One Little IndianElektra)

2004

1. Pleasure Is All Mine
2. Show Me Forgiveness
3. Where Is The Line?
4. Vökuró
5. Öll Birtan
6. Who Is It?
7. Oceania
8. Submarine
9. Sonnets / Unrealities XI
10. Desired Constellation
11. Piano II
12. Mouth's Cradle
13. Wednesday (Miðvikudags)
14. Triumph Of A Heart
15. Komið [Japanese Bonus Track]

Medúlla: in latino midollo. “Non il midollo spinale ma l'essenza di cui è composto qualcosa nel suo intimo. E quando quest'album è diventato solo vocale, ha acquistato senso." Parole di Björk, la quale avrebbe voluto chiamare il disco Ink, “perché volevo che fosse come quello nero di 5.000 anni fa che era dentro di noi, uno spirito antico passionale e oscuro, che sopravvive”, continua. Björk per l'occasione collabora con una serie di artisti del calibro di Mike Patton, Rahzel (ex-The Roots), la cantante Tanya Tagaq Gillis, il giapponese beatbox Dokaka, Robert Wyatt, e, fra gli altri, il programmatore Mark Bell: dalla loro alchimia nasce una musica particolarissima assemblata solo con suoni prodotti da voci umane, una registrazione diramata in 18 paesi e dai risultati impressionanti. Nella gola infatti ha sede uno dei più potenti generatori timbrici al mondo, ma per "convenzione" lo sfruttiamo al 20%, nondimeno in Medúlla la Nostra è arrivata al 40. Fu nell'isola vulcanica di La Gomena, racconta, che ha riavuto se stessa indietro: Richard D. James (a.k.a. Aphex Twin) le diede uno strumento particolare per gestire la registrazione della voce camminando, e proprio su quest’isola germogliano le atmosfere che ritroviamo in pezzi come la opening-track “Pleasure Is All Mine” e "Mouth's Cradle", dedicata a sua figlia Isadora avuta appena 2 anni fa. Già dalla performance di “Oceania” ai Giochi di Atene 2004 potevamo intuire un cambiamento deciso nella musica di questo irrequieto folletto islandese; ora sappiamo che questo lavoro si discosta effettivamente in maniera netta dal resto della sua produzione, restando un capitolo senza precedenti in termini compositivi e, in un modo o nell’altro, qualitativi. Un disco complesso, fatto più per essere capito che ascoltato, con la particolarità inedita di ospitare tre composizioni (le più pacate) cantate nella lingua madre. Tra di esse, “Vökurò” spicca per il coro di venti persone riarrangiando una musica scritta per pianoforte da Jórunn Vidar; mentre “Sonnets/Unrealities XI” (come le meno recenti “Sun In My Mouth” e “Mother Heroic”) è un apprezzamento che Björk esprime verso la poetica di Cummings, e “Where Is The Line” trae invece ispirazione dall’affetto della cantante per suo fratello minore. La ricchezza espressiva di Medúlla si divincola ora attraverso voci angosciose ed inquietanti ora attraverso inni dal sentore religioso, ora cantati a cappella ora virtuosi loop vocali, beat, mid-tempos. Primo singolo ufficiale (dopo quello solo ufficioso di “Oceania”, la canzone meno anomala in termini compositivi e contestuali) tratto da questo lavoro è “Who Is It”, appena superiore a “Where Is The Line” come potenzialità commerciale ma nettamente meno notevole per spessore. Dopo questo album ne uscirà un altro diametralmente differente, a detta di Björk, e solo per allora è progettato un tour. In un’intervista a Repubblica Björk ha dichiarato: “se non capite il mio disco non siete abbastanza intelligenti”: se non avessi riconosciuto la grandezza del disco avrei giudicato queste parole da delirio di onnipotenza.


Tiziana Brombin

Voto: 8,5

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