BLACK LABEL SOCIETY

"Mafia"

(Artemis/Rykodisc)

2005

1. Fire It Up
2. What's in You
3. Suicide Messiah
4. Forever Down
5. In This River
6. You Must Be Blind
7. Death March
8. Dr. Octavia
9. Say What You Will
10. Too Tough to Die
11. Electric Hellfire
12. Spread Your Wing
13. Been a Long Time
14. Dirt on the Grave

dall'acustico "Hangover Music, vol. 6", e il prolificissimo chitarrista del New Jersey - ma da sempre disinteressato al sound di Bon Jovi e Springsteen -, torna, per la gioia del primo dei nostri cinque sensi, con 14 tracce del suo ormai classico heavy’n hard sound. Dopo aver vestito i panni del secessionista, dell’ubriacone, del reduce di guerra e del motore turbo intercooler, questa volta il buon vecchio Wylde si cala, nell’iconografia del disco, nel Padrino parte IV, nel figlio illegittimo di Al Capone, nel nuovo Lucky Luciano. E’ “Mafia” infatti il titolo di questo lavoro, e in copertina tanto di immagine di "masterofpuppetsiana" memoria: una mano che guida tramite dei fili, un ipotetico burattino; mentre sul retro uno scheletro in classico gessato, impugna la famosa custodia di violino (che violino non è...) sotto il braccio destro. Tuttavia, immaginario e fantasia grafica a parte, il discorso musicale non cambia poi molto rispetto i lavori precedenti. O meglio: il disco di inserisce perfettamente all'interno di quell'arco evolutivo che dagli esordi di Sonic Brew, ci aveva traghettati fino alle sonorità di “The Blessed Hellride”. Se da una parte le atmosfere cupe e malate degli esordi sono state un po' accantonate, d'altra parte il nostro Zakk continua ad elargire, nelle sue nuove canzoni, scariche adrenaliniche a base di power-chord devastanti, ritmiche al fulmicotone (condite da doppie spedalate di batteria) e soli da “Antologia dell’axeman”. Ma come dicevamo, quindi, il songwriting del nostro guitar-hero, pur rimanendo potente e grezzo, si è fatto, col tempo, sempre più melodico, andando quasi ad incrociare quello che è il sound offertoci nelle produzioni come chitarrista di Ozzy Osbourne, prendendo sempre più le distanze dai suoi primi lavori come solista (Pride&Glory a parte). Anzi, alcuni episodi dell'album mi hanno riportato prepotentemente alla mente le musiche composte da lui per la colonna sonora del film Rockstar, un hard rock non esente da influssi glam. A mio modesto parere, tale svolta non deve affatto essere considerata negativamente, visto che ad una violenza disarmante, i BLS sono riusciti nel tempo, ad accostare una melodicità in grado di renderli assai trascinanti (non riesco neanche a pensare cosa significhi cantare l'inciso di "Forever Down" a squarciagola durante un loro concerto!). Un ottimo lavoro quindi, sopratutto per chi ama le ultime produzioni di Ozzy&Co. (a stento ormai riconosco la voce di Zakk da quella del Madman), al quale si può muovere l'unica accusa di risentire inevitabilmente della fugacità della vita moderna (sopratutto in chiave "music business"), la quale non permette più a nessuno di sedersi un attimo a contemplare ciò che ha intorno, che immediatamente ti distrae, proponendoti qualcosa di nuovo. L'album è di pregevolissima fattura, ottimi suoni, qualche piccolo inserimento elettronico; insomma Zakk Wylde è ormai la marca che produce un po' di tutto, dai vestiti agli elettrodomestici, ma dalla quale non ti separeresti mai, perchè sai che usa solo materiali di prima qualità (e non sfrutta i bambini!). Inoltre, per chiudere, mi consola il fatto che sia riuscito nuovamente a contraddirmi: pensavo che non si potesse scrivere un riff più intrigante di quello di "Stillborn"; mentre con il ritornello di "You must be blind" credo proprio ci sia riuscito...


Matthew Hopkins

Voto: 7,5

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