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Gli svedesi Blodsrit tornano un anno dopo l'interessante "ocularis infernum" e non riescono a coinvolgere più di tanto. Dopo due full-lenght e due Ep credo sia lecito chiedere alla band un po' di personalità, ne convenite? Se la risposta è "sì" continuate a leggere, se la risposta è "no" siete mongoloidi, quindi potete anche smettere di leggere. Questo è il terzo full della band e a questo punto m'aspettavo delle canzoni in grado d'emozionare dopo pochissimo o almeno dei passaggi interessanti e non troppo abusati. Purtroppo però, dato che non si chiamano Enslaved, Carpathian Forest o Darkthrone, non riescono a proporre dei riffs memorabili (attenzione: non chiedo nemmeno delle canzoni memorabili, ormai mi accontento di pochi riffs). Ed il problema sta tutto qui. Se a questo aggiungiamo un leggero calo di qualità in fase di scrittura rispetto al precedente disco ("ocularis infernum" è più bello, più sofferto e più emozionante), capirete benissimo per quale motivo non consiglierei l'acquisto di questo disco nemmeno al blackabbestia incallito. Al limite consiglierei il precedente e, nel caso foste dei maniaci delle produzioni "da cantina", il debut "supreme misanthropy". Questo lasciatelo pure nella cartella "Blodsrit - new album" perché tanto non si merita altro.
Shub Niggurath
Voto:
5
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