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Correva l'anno 1987 quando la cassettina di Catalog 3 cominciava ad invadere le estati elettroniche della Edimburgo metropolitana e portava la firma dei fratelli Sandison. Dopo ben sette release di cui solo l'ultima è reperibile (Twoism, 1995) sotto Music70, label fondata dagli stessi Michael e Marcus Eoin (e che nientemeno ha pubblicato solo loro), il passaggio prima a Skam (High Scores EP, 1996) e poi definitivamente a Warp Records (Music Has the Right to Children, 1998) segna inevitabilmente il lancio dei Boards Of Canada sul mercato mondiale, consacrandoli oggi come uno dei nomi più importanti in ambito di elettronica internazionale. Discorso che vale anche per non pochi colleghi, la diffusione del materiale targato BOC ha ricevuto un apporto non indifferente dai software di file-sharing come Soulseek, accettuando l'interesse degli elettrofili soprattutto per i lavori pre-Twoism, raccolti sotto la generale dicitura "A Few Old Tunes Vol. 1 and 2".
Cionondimeno, gruppi come i BOC campano soprattutto di collaborazioni e remix, dei quali in una decade i fratelli Sandison han fatto letteralmente strage. Sarà solo dopo l'osannato full-length Geogaddi (Warp/Music70, 2002) che le sapienti mani di mamma Warp plasmeranno sul duo scozzese il carattere più standard di "electro band" con il quale li percepiamo oggi, facendoli riconoscere dal pubblico sul livello di Aphex Twin o Squarepusher come artisti e non come dj o quant'altro.
Trans Canada Highway si accoda alla discografia dei BOC sette mesi dopo il full-length The Campfire Headphase, ma bisogna tornare a Geogaddi per tracciare la continuità concettuale che ne caratterizza alcune idee di fondo: all'epoca di Geogaddi infatti, con il sostegno del presidente della Warp Steve Beckett, la band ebbe in progetto di registrare questo disco in modo tale che che durasse esattamente 66 minuti e 6 secondi, scherzosamente per prendere in giro gli ascoltatori e fargli credere che ci fosse lo zampino del Diau. Alla durata di 66,6 si accompagnava il numero 23 delle tracce presenti, stando alla logica che 2\3 equivale a 0,666. Ulteriore spunto era dato dalla versione giapponese di Geogaddi, sulla quale compariva la bonus track "From One Source All Things Depend", contentente samples di bambini che discutevano su chi\cosa fosse Dio per loro.
Tornando al nostro Trans Canada Highway, EP di 6 pezzi reperibile in file-sharing dal 6 maggio 2006, la data prefissata per l'uscita era originariamente il 06/06/06. A parte però questa numerologia curiosa (che, ricordiamo, non cela messaggi subliminali pericolosi ed è si spera innocua), come logica suggerisce è più lecito il legame con The Campfire Headphase, dal quale parte per mettere in rilievo "Dayvan Cowboy" e proporne il videoclip, il primo in assoluto della loro carriera. Diretto da Melissa Olson, assistente cinematografica canadese, le immagini di skydive sposano perfettamente la proposta sonora che nel corso degli anni hanno destabilizzato i BOC: tendenza dispersiva dell' elettronica poco elevata e piuttosto tesa all'ambient, strutture dei brani più convenzionali e supporto di strumenti veri (in questo caso chitarre acustiche filtrate). "Dayvan Cowboy" prevale senza dubbio sulle seguenti cinque tracce qui proposte, vuoi per il particolarissimo effetto di "rifacimento in chiave sintetica" di caratteristiche principalmente rock quali fittizie distorsioni, vuoi per l'accentuata melodicità, che rende piacevolmente scorrevoli i restanti 23 minuti di atmosfere algide e dilatate in piena forma BOC. Diametralmente diverso dall'originale è il lungo remix firmato Odd Nosdam (alias Mr. Clouddead), con il quale si chiude una parentesi ancora una volta positiva da parte della band. Se per voi questi sono lidi ancora inesplorati, sarebbe il caso di farsi un giro anche su Bleep.com per strappare qualche gustoso assaggio.
Tiziana Brombin
Voto:
7
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