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Lo
confesso, mi stavo preparando a sparare a zero su questo “Iconoclash”
ancor prima di averne ascoltata una sola nota. Sarà che io i Subsonica
non li ho mai digeriti (Boosta, per chi non lo sapesse, è il loro
tastierista), sarà che l’idea di un disco di cover di pezzi made in
Italy risalenti agli anni ’80 non lascia presagire nulla di esaltante,
ad ogni modo mi ero preparato psicologicamente alla possibilità di un
nuovo crimine musicale. Si sa, la rivisitazione è da sempre un’arma a doppio
taglio: quei pochi casi ben riusciti danno parecchie soddisfazioni, ma
c’è sempre il rischio di venirsene fuori con qualcosa di pessimo.
Apprezzabile comunque la scelta di richiamare per l’occasione le voci
che hanno dato originariamente vita a questi brani, che, seppur totalmente
decostruiti negli arrangiamenti, riescono a non smarrire troppo lo spirito
originario. Ci si muove dunque in ambiti elettronici, parecchio Industrial,
tanta DarkWave, linee di basso corpose e trascinanti: una formula che in
alcuni casi riesce anche a risultare piuttosto convincente. Si veda la
rilettura di “Happy Children” di P.Lion, che, in quanto ad episodio
meglio riuscito, batte sul filo di lana le pur buone “Rock N’Roll
Robots” e “I Like Chopin”, rispettivamente appartenute ad Alberto
Camerini e Garbo. Il resto purtroppo viaggia su livelli qualitativi
piuttosto altalenanti, probabilmente anche in virtù di una scelta dei
brani effettuata in maniera non sempre oculata. Sta di fatto che episodi
come “Milano E Vincenzo” (di Alberto Fortis) o addirittura
“L’estate Sta Finendo” (dei Righeira) proprio non riescono a
convincere, adattandosi molto male alle atmosfere oscure
ed opprimenti con cui Boosta ha provato a rivisitarle. Alla fine
“Iconoclash” resta qualcosa di sconclusionato, un disco difficilmente
apprezzabile dai nostalgici, che malvolentieri digeriranno gli
arrangiamenti così moderni e distanti dalle versioni originali che hanno
amato vent’anni fa, e che allo stesso tempo non offre molto ai cultori della nuova scena elettronica, i quali, fin troppo presi dal seguire altre
e più meritevoli uscite del settore, difficilmente daranno una chance a
Boosta.
Tony
Aramini
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