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Due sono le caratteristiche salienti di questo trio nipponico attivo dalla seconda metà degli anni '90 : una notevole prolificità e la tendenza a cimentarsi in una varietà di generi e stili differenti.Con una certa approssimazione, è possibile individuare tre direzioni principali verso le quali si è orientata la ricerca sonora dei Boris.Alla prima appartengono lavori composti da un'unica canzone o due della durata di un'ora e più, spesso all'insegna del minimalismo e della sperimentazione, che vedono un'alternanza di sezioni acustiche, lunghi intermezzi di feedback ed eventualmente parti di elettronica-ambient ("Absolutego", "Flood", le collaborazioni con Merzbow). La seconda comprende dischi che oscillano tra il drone/doom e lo sludge, con brani per lo più dilatati, lenti e pesanti ("Amplifier Worship"). Un terzo filone vede infine i Boris cimentarsi in pezzi per lo più vicini alla forma canzone con sonorità garage-psych e stoner ("Heavy Rocks").
"Akuma No Uta" può essere ricondotto a quest'ultima categoria, anche se più nel dettaglio sembra essere il tentativo -ma senza eccessive pretese- di condensare alcuni tra i diversi stili toccati dalla band nel corso della sua produzione in 40 minuti di musica. Il disco parte con una lunga apertura drone dall'andamento lento e sinuoso, a cui seguono "Ibitsu" e "Furi", due pezzi della durata di 3 minuti ciascuno in stile punkeggiante, acidi, fulminei, schizzati e tiratissimi, che creano un effetto spiazzante e di forte contrasto rispetto all'intro. Segue quindi "Naki Kyoku", forse il brano più significativo del disco.Questo si apre con un' introduzione sognante di arpeggi delicati ma evolve quindi in un hard rock coinvolgente in cui il suono vintage di basso e batteria crea dei giochi godibilissimi alternandosi ad esplosivi intermezzi chitarristici. Il brano successivo, "Ano Onna No Onryuou", è un garage-stoner allucinato che precede la conclusione del disco, affidata alla title- track: questa esordisce con la ripresa del motivo drone del brano di apertura, ma evolve in una cavalcata stoner lisergica che non può non far pensare ai Kyuss di "Blues for the Red Sun". Fin qua i pregi di un disco che riesce a rielaborare in modo credibile diversi generi risultando godibile e divertente all'ascolto. Bisogna tuttavia ammettere che "Akuma No Uta" non brilla per originalità, e attingendo a piene mani da repertori già ampiamente esplorati e rivisitati rischia di assimilare i Boris, nonostante la qualità della loro proposta, alle troppo numerose band new-garage-post-punk-indie-noise-pseudo-nonsocosa che affollano la scena attuale. In conclusione, "Akuma No Uta" è un disco da ascoltare con leggerezza e senza pretese, e da apprezzare per quello che è, un divertissement: d'altra parte la discografia del trio è così ampia, varia e in continuo accrescimento che chi non rimane soddisfatto da questo lavoro troverà sicuramente un' altra recente uscita a firma Boris alla quale accostarsi.
666ally
Voto:
6+
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