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Non
parlo quasi mai di album “capolavoro”, ma questa ultima fatica del combo
norvegese Borknagar si avvicina di molto al termine sopra citato. Mentre molti
gruppi del genere stanno subendo in questi ultimi tempi un calo (vedi gli
Emperor ormai sciolti), i Borknagar sfornano forse il loro lavoro migliore e
sicuramente il più curato in termini di sonorità e songwriting: non siamo più
di fronte a black puro ma ricco di elementi gothic, dark, epic mentre tutto
sembra essere permeato di un’atmosfera cupa e a tratti sognante. Il nuovo
singer Oystein dei Vintersorg al posto di Vortex regala punti in più alla band
in merito alla qualità generale ed è lui stesso al centro dell’attenzione in
ogni song con voci pulite e voci black in alternanza. Il lavoro è omogeneo nel
suo complesso ma variegato al suo interno, ogni pezzo lascia nella testa dell’ascoltatore
la sua melodia e sarà difficile togliere questo CD dallo stereo tanto
facilmente. Arrangiamenti curatissimi, in cui ogni strumento fa da contrappeso
all’altro in modo da creare un equilibrio perfetto e non quel suono pastoso e
talvolta confuso che si riusciva a riscontrare in “Quintessence”. Brani che
passano da riff taglienti e batteria esasperante a parti lente e melodiche,
scandite da un ottimo lavoro di tastiera che non eccede ma contribuisce a
rendere il tutto più compatto e orecchiabile. Grande prova di Oystein e del
resto del gruppo, che si esaltano e danno il meglio di sé nell’opener “The
genuine pulse” (secondo me uno dei più bei pezzi del 2001), su “The black
canvas”, in cui la voce trasporta e rapisce l’ascoltatore e la strumentale
“Matter & Motion”, in un fiabesco duetto tra piano e batteria. Un
applauso a parte va all’ottima produzione che ha saputo scandire bene,nota per
nota, ogni singolo strumento senza che nessuno prevalesse sull’altro. Un album
che consiglio davvero a tutti e soprattutto agli amanti del genere epic black
scandinavo. Schuldiner
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