BRIGHT EYES "i'm wide awake, it's morning / digital ash in a digital urn" (Saddle Creek)

VOTO: 7,5 / 7

… che poi, vedete. Non era neanche nelle nostre intenzioni parlare di ‘I’m Wide Awake, It’s Morning’. Perché non è, concettualmente, un disco di cui ci sia molto da dire. È uno splendido disco scritto e interpretato da Conor Oberst. Come lo potevano essere ‘Fevers And Mirrors’ o ‘Lifted…’. Molto dylaniano, checché ne dica il nostro, arrangiato in maniera più sobria di quanto i precedenti lavori potessero far prevedere, ma in fin dei conti nulla di radicalmente nuovo. Ma come si fa a non spendere almeno due parole su un pezzo di pura poesia come ‘At The Bottom Of Everything’? Sulla malinconia minimale di ‘Lua’, ovvero i cinque minuti di musica che hanno donato a Conor la notorietà? Sulla strepitosa ‘Road To Joy’, un urlo liberatorio in faccia a coloro che dipingono la musica di Bright Eyes come un lamento funebre per voce e chitarra? In definitiva, come evitare di parlare di un disco che non inventa, non innova, non stravolge, si limita a consegnare al pubblico dieci piccole gemme, dieci affreschi di vita quotidiana, raccontati con sensibilità, dolcezza e (perché no?) ironia? Come far passare sotto silenzio l’ennesimo centro pieno del signor Oberst?

Non si può, appunto. E non lo abbiamo fatto.

Come non si può tacere a proposito del nuovo, più interessante (almeno a livello di intenzioni) parto targato Bright Eyes. Perché ‘Digital Ash In A Digital Urn’, come forse si intuisce dal titolo, è un disco diverso. Messa in secondo piano la chitarra, Conor compone dodici canzoni di (sostanzialmente) pop elettronico, condito da loop, effetti e tutta una serie di chincaglierie cacciate fuori a forza dagli anni ’80. Il che, intendiamoci, non è da leggersi come una critica in senso assoluto, quanto piuttosto come uno spunto di riflessione: a mr. Oberst viene meglio giocare con il folk e i quattro accordi da cantautore. Non siamo di fronte ad un brutto disco, né ad un lavoro mediocre o facile da dimenticare, quanto a qualcosa di incompleto, imperfetto, affascinante ma non sconvolgente, avvolgente ma non travolgente. Certo, le melodie sono sempre quelle, e come non amare pezzi quali ‘Gold Mine Gutted’ o ‘Arc Of Time’? Anzi, azzardiamo: presi singolarmente, tutti e dodici i capitoli di questo lavoro hanno i loro perché. Difficile se non impossibile individuare l’anello debole, il passaggio stonato, la macchia. È il complesso che non funziona alla perfezione, forse perché siamo noi i viziati del cazzo che vanno in visibilio non appena Conor gioca a fare il folk singer, forse invece perché questa volta il passo è stato leggermente più lungo della gamba. Fatto sta che ‘Digital Ash’ lo si ascolta, lo si ama, lo si canticchia, poi si passa a ‘I’m Wide Awake’ e non lo si abbandona più. È come avere davanti il vostro maglione preferito, quello sformato, stinto e pieno di toppe, e un abito da sera targato Armani: magari passerete le ore a osannare il taglio delle maniche e la linea moderna e accattivante del Nostro Stilista Preferito, ma alla fine cosa indosserete? Non ci sono neanche discussioni, quel maglione è così familiare, caldo, comodo…

Gabriele Ferrari

TRACKLIST "i'm wide..."

At The Bottom of everything

We Are Nowhere & It's now

Old Soul Song 

Lua

Train Under Water

First Day Of My Life

Another Travelin' Song

Landlocked Blues

Poison Oak

Road To Joy

TRACKLIST "digital..."

Time Code

Gold Mine Gutted

Arc Of Time (Time Code)

Down In A Rabbit Hole

Take It Easy (Love Nothing)

Hit The Switch

I Believe In Symmetry 

Devil In The Details

Ship In A Bottle

Light Pollution

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Easy/Lucky/Free

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