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Questo è il nono album della band di Buffalo ed aspettarsi un'evoluzione nel sound sarebbe alquanto fuoriluogo. Quest'inizio di recensione non lascia dubbi sul tipo di disco che gli adorati Cannibal Corpse sono andati a creare; i soliti killer-riffs, break in mid-tempos pesantissimi, ripartenze folli in blast-beat, il tutto condito con i soliti testi a tema gore. La solita solfa, dunque? Album noioso? No, tutt'altro. Si tratta dell'ennesima mazzata fra capo e collo che questi folli deviati mentali ci propinano da tre lustri. Il disco comincia con "severed head stoning", song della durata inferiore ai 2 minuti, ed è subito massacro: la canzone alterna tempi velocissimi ad altri folli e disumani, i riffs sono isterici e schizofrenici e George 'corpsegrinder' Fisher alterna il growl allo screaming in maniera esemplare. Il loro morboso massacro è appena iniziato. In "decency defied" i tempi rallentano ma, paradossalmente, è qui che l'assalto colpisce e ferisce più profondamente. Il riff portante della canzone è geniale per quanto riesce ad essere pesante nella sua semplicità. Mancavano ancora le narrazioni di mutilazioni, pardon, di sbudellamenti, ed a questo proposito ci pensa l'isterica "frantic disembowelment", folle nel suo incedere, come farebbe un treno lasciato in balia di se stesso, lanciato a velocità folle. Ottima la title-track, song abbastanza varia, in cui George offre una prestazione eccelsa. Analizzare ulteriormente le restanti songs ritengo sia superfluo. Mi sento di aggiungere che, da quando c'è stato l'avvicendamento fra lo storico singer Chris Barnes e George Fisher, ovvero da "Vile" del 1996, ritengo questo disco il migliore fra i 5 prodotti. Negli ultimi tempi ci siamo divertiti con i Gorerotted, Anata, Drawn And Quartered, Monstrosity e Decapitated, ma se dobbiamo parlare di 'maestri' è a gruppi del genere che ci dobbiamo riferire. La concorrenza è ancora dietro. Morbosi e perseveranti.
Shub Niggurath
Voto:
8
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