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Già dalle prime note veniamo condotti nel mondo della morte, della violenza e della più spietata malvagità: una palpabile sensazione di continua morbosità si insidia intorno a noi.... L’abissale maestosità dell’arte nera, l’irrefrenabile desiderio di terrorismo sonoro... Ecco sintetizzate le più oscure nefandezze che la musica dei C.F. e’ capace di scatenare nella mia testa. Un viaggio inquietante e lugubre che inizia con la spettrale “it’s darker than you think”, dove sottilissime e diaboliche keyboards, si insediano spaventose nelle nostre orecchie; anche la seconda traccia non lascia scampo alcuno... La discesa verso il mondo sotterraneo e’ cominciata e l’odore di putrefazione diventa pesante. L’efferatezza della voce di Nattefrost e’ come un incubo ricorrente ed ogni song e’ una tortura, una solenne messa di morte, un inno alla depravazione incarnatasi in arte. Descrivere ogni singolo pezzo equivarrebbe a deturpare un’opera che di commenti ne lascia ben pochi... E’ superfluo descrivere l’ottima esecuzione di ogni nota, la magica combinazione di riffs creati per terrorizzare, e’ superfluo raccontare le molteplici sensazioni che permeano il lavoro. E’ superfluo perchè con una band in questo stato di forma, credo proprio che il “trono del male” sia in buone mani! La proposta del combo Norvegese e’ straripante, i trascinanti riffs sono supportati spasmodicamente dall’ottima sezione ritmica delle drums. Ho riscontrato inoltre un uso massiccio delle keyboards rispetto al passato, ed il risultato e’ azzeccato in pieno: l’atmosfera che si viene a creare e’ oscura, misantropica, lacerante. Ascoltare il disco al buio significa entrare nel mondo delle ombre e lasciarsi abbandonare dalla tetra malvagità che rende i Carpathian Forest dei veri maestri. Il culto nero non ha fine!
Shub Niggurath
Voto:
7,5
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