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Nick
Cave è un cantastorie, un Romantico com'era Wordsworth o Chateaubriand,
un reduce. Nick Cave è uno che se, con la sua stonata, grezza e
passionalissima voce ti canta "and no more shall we part, and no more
will I say, dear heart", tu non gli ridi in faccia: gli credi, taci e
lo ascolti. Come Saba andava dicendo che la rima fiore\amore è la più
difficile del mondo, ché tutti son buoni a tirarla fuori ma in pochi sono
in grado di non farla diventare vuota e banale, così questa musica fatta
di parole e arrangiamenti che più semplici di così forse non si può è
altrettanto difficile da proporre senza che risulti vuota e banale. Ma
Nick Cave ci riesce. Non ti invita in nessun bel mondo o posto di merda
che sia, semplicemente ti si presenta davanti, sotto e tutt'intorno una
spiccata luce della ribalta, e senza false promesse né pretese, senza
indugi ti dona tutto se stesso. E se sei disposto ad aprirti, allora è
così dannatamente convincente che alla fine non badi a quanto può
apparire monotono sentirsi ripetere certe sensazioni universali, come
l'intimità di una passeggiata al chiaro di luna o quanto devastante può
essere la nostalgia dell'amato: ti siedi accanto, e tacitamente lo
ascolti. Che cosa pretendi non ti dica, uno che ha passato la vita a
raccontare di paesi e di persone, di amori e di dolori, ed ogni vita si fa
immortale, ce l'hai dipinta danti agli occhi mentre te la canta. Goffo,
sordo, vecchio, a costo di diventare irrimediabilmente noioso, sta sicuro
che se quel pianoforte si spaccasse in due, lui continuerebbe a suonarlo.
E tu, se ancora hai bisogno di crederci, riusciresti a sentirlo.
Questo
è No More Shall We Part, un disco certamente sottovalutato dalla maggior
parte della critica per la vena a tratti melensa (come raramente ha
sfoderato) e per il mood struggente e defatigante che alla lunga rischia
di farsi altamente depressivo. Ma No More shall We Part è anche un
capitolo fra i più intimi ed avvolgenti, che sa di solitudine e
disperazione (Darker with the Day), di bisogno di nutrirsi di ricordi (As
I Sat Sadly by her Side) e di bisogno di pace e silenzio, anche attraverso
la religione (Hallelujah, God is in the House). Arrivato sul mercato nel
2001, tra un greatest hits e l'ottimo Nocturama, inizialmente ad
accompagnarlo c'era un bonus disc con due brani audio e uno video, quando
terminate le suddette copie gli Italiani si consolarono con un secondo
libretto, riportante le traduzioni in italiano dei testi. Forse per
rendersi meglio conto del fatto che questo Nick Cave scrive non solo testi
ma confessioni, non musica ma la sua, di musica, ignorando la certezza che
non si tratta di certo di motivi simili. Il supporto dei Bad Seeds per una
volta sa di "scorta" e non di collaborazione, e questo lo
concretizza la povertà scenica di strumenti oltre alla voce e al
pianoforte, messi volontariamente in secondo piano in favore della luce
solista che domina a questo giro.
Un
buon punto per avvicinarsi a questo artista e scoprire la moltitudine di
nomi che egli riesce dare alla stessa cosa: ancora una volta, e senza
troppi giri di parole, il bisogno di musica per comunicare, qualsiasi voce
essa sia.
Tiziana
Brombin
Voto:
7
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