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Musica per giornate storte. Quelle giornate in cui ti alzi la mattina già con i coglioni girati, in cui sai fin dal primo momento che se c’è qualcosa che può andar male lo farà, in cui bevi sedici caffè e litighi con il vicino di casa così per il gusto di farlo, in cui rimani imbottigliato nel traffico e ti viene voglia di spaccare le porte o uccidere qualche puttana. I francesi Chevreuil in questo senso sono una sicurezza: disco dopo disco (questo è il quarto se si esclude un’interminabile trafila di EP e split, quasi tutti rigorosamente in vinile) diventano sempre più INCAZZATI e sempre più IGNORANTI (nel senso più “buono” e nobile del termine). La proposta, ancora una volta, non cambia: post math rock come raramente se n’è sentito in giro, quadratissimo, cassa drittissima che l’intero calderone punk-funk di checche urlanti se lo scorda, chitarra (collegata a quattro amplificatori) che spara riffettoni alla Van Halen sotto sedativi e – e questa è l’unica novità – sventagliate di synth che avrebbero fatto sborrare nei pantaloni l’Alan Vega solista più impazzito del solito. Il tutto eseguito con un’energia e un trasporto rari quanto contagiosi. Dischi come questo fanno bene all’anima: in poco più di mezzora di assalti scimmieschi la purgano di tutto il ciarpame musicale che si è ascoltato negli ultimi mesi (anni). Produce Steve Albini, che per l’occasione torna a sfornare un suono alla Steve Albini: grezzone, fracicato, noise, con il batterista che sembra sia entrato a suonare nel tinello di casa fracassando tutto. Peccato solo che nell’ultima traccia arrivi il frocio di Xiu Xiu a smosciare tutto quanto con le sue inutili gnole introspettive, ma non si può avere tutto dalla vita. Resta comunque uno dei dischi-INCAZZO dell’anno, considerando anche che l’ultimo Don Caballero fa vomitare. Catartico.
Dragone Nervoso
Voto:
8
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