|
Cacchio, sto cd spacca il culo ai giganti… Sì, lo so che come introduzione non è proprio il massimo della finezza, ma non riesco a trovare descrizione migliore per definire l'ultima fatica dei Chimaira, band che già al suo secondo lavoro ha saputo dimostrare quanto vale. Prendete i Napalm Death, facciamo finta che zio Barney non riesca più a "growleggiare" come un tempo e per questo sia costretto a cantare come i Raw Power… in tutto ciò improvvisamente Trent Reznor decide di andare a suonare nei Napalm Death. Ecco, nonostante né Barney Greenway, né i Raw Power, né Trent Reznor si conoscano, penso che il risultato di quest'incontro immaginario sarebbe molto simile al contenuto di "The Impossibility of reason". Un Nu-metal-core molto grezzo ed elettronico, con riff e fraseggi non troppo complicati ma che hanno un effetto devastante sull'udito dell'ascoltatore. Nu-metal che, per intenderci, non ha né le melodie dei Linkin Park né il rap dei Limp Bizkit, ma solo una insana e gradevole violenza che ci "scassa le recchie" per tutta la durata del disco: si parte con Cleansation, singolo molto metal e poco nu, si arriva alla violentissima Power Trip e all'altro singolo Down Again, che forse è l'unico episodio un po' sottotono (un po' più "nu" che metal stavolta) dell'album. Altra violenza arriva con Pure Hatred, Eyes of a Criminal e la strumentale Implements of destruction. Difetti? Ebbene sì: il disco è troppo ripetitivo, le canzoni sembrano iniziare quasi tutte alla stessa maniera e i riff sembrano quasi non variare mai; inoltre si sentono tipo duecento "motherfucker" e altrettanti "fuck" in ogni singola canzone. E' un difetto? Beh si, considerando che canzoni dai titoli alquanto intriganti abbiano in realtà un testo profondo come una lite fra camionisti. Comunque ciò non toglie che questo sia un album molto interessante, che fa ben sperare per il futuro (e per il presente) della band.
Asdomar
Voto:
6,5
|