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Le
CocoRosie sono disturbanti. Ma tanto. Ed escono per la Touch & Go. Di
solito quando l’aggettivo ‘disturbante’ è abbinato a dischi di
quella etichetta discografica dovrebbe trattarsi di cosa buona. Oggi no.
“Noah’s Ark” è disturbante nel senso che durante l’ascolto almeno
un paio di bestemmie ve le tira fuori con forza, specialmente se ci avete
investito i fatidici venti euro. Se invece l’avete avuto gratis (non ci
interessa sapere come) l’irritazione potrebbe lasciare il posto al dolce
abbiocco che vi coglierà (neanche troppo di sorpresa) verso metà disco.
Il punto è che alla Touch & Go è bastato vedere due lire per
rincoglionirsi. Il precedente “La Maison De Mon Reve" è stato per
qualcuno (ci dissociamo, ca va sans dire) un clamoroso caso discografico,
di qui la remunerativa scelta di mettere insieme quest'album più o meno
fotocopia in un tempo che, scommettiamo, non supera il quarto d’ora:
solito folk minimale finto lo-fi raffazzonato, elettronica (elettronichina,
direbbe l’amico Dragone Nervoso) buttata dentro a casaccio assieme a
nitriti di cavallo e gatti che miagolano, ospitate di Antony e Devendra
che fanno fico quel tanto che basta per vendere il disco a chiunque
vagamente interessato ai folkettari fricchettoni. Per la cronaca, è
proprio “Beautiful Boyz” (la comparsata di Antony, che, guarda un
po’, suona come un’outtake di “I’m A Bird Now”) a finire tra gli
episodi che ci sentiremmo di salvare, ma tutto ciò non basta a
giustificare la presenza di due dischi delle CocoRosie sugli scaffali dei
negozi. Che il diluvio se le porti via con tutta l’arca.
Tony
Aramini
Voto:
4
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