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Pazzi, geniali, folletti. Metallo pe(n)sante. Musica da ascoltare in orizzontale, verticale e diagonale. Ovviamente. I Coprofago (nome che più che altro porta alla mente qualcosa come gli Autopsy di “Shitfun”, ma tant’è) danno l’impressione di quegli ultra-nerd ossessionati dalla tecnica strumentale fine a sé stessa, che non smettono di esercitarsi neanche mentre sono seduti sulla tazza del water. “Unorthodox Creative Criteria” è uno sfoggio di velleità masturbatorie come non se ne ascoltavano da anni, creato pescando principalmente dai Meshuggah (i penultimi, diciamo. Quando le loro canzoni erano ancora di durata relativamente breve.), da cui riprendono pure le genialate space/alien/startrek/ET, ma anche dal Death tecnico di 15 anni fa, Cynic in primis, Atheist subito dopo.
Dunque non ci si stupisce se tra uno scippo e l’altro alla band di
“Destroy Erase Improve” ci si imbatta facilmente in assoli per i quali a
Paul Masvidal fischieranno le orecchie 24/7 e negli immancabili breaks in stile jazz/fusion. Dal punto di vista formale assolutamente un cazzo da eccepire, il tutto però si riduce ad un mero esercizio di stile. La differenza coi maestri del genere (e mi riferisco più che altro a Cynic e compagnia che non ai Meshuggah) è una sola, ma fondamentale: dalle parti loro era la tecnica ad essere al servizio della canzone, non viceversa. Di un disco che mostra quanto sono bravi a suonare quattro cileni sinceramente non so proprio cosa farmene: consigliato a tutti i devoti al culto di Onan, direbbe una mia conoscenza.
Tony Aramini
Voto:
4
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