CRADLE OF FILTH

"Nymphetamine"

(Roadrunner)

2004

1. Dead Satyriasis (Intro)
2. Gilded Cunt
3. Nemesis
4. Gabrielle
5. Absinthe With Faust
6. Nymphetamine Overdose
7. Painting Flowers White
8. Medusa Snd Hemlock
9. Coffin Fodder
10. English Fire
11. Filthy Little Secret
12. Swanson For A Raven
13. Mother Of Abominations
14. Nymphetamine Fix

Il progetto più prolifico degli ultimi anni ? E’ un titolo che forse spetta a Xasthur, ma senz’altro i Cradle Of Filth sono tra quelli che potrebbero insidiare la sua media. Puntali come un orologio svizzero, eccoli con un nuovo lavoro da studio a neanche un anno e mezzo di distanza dal buono (ma forse poco longevo) “Damnation And A Day”, rispetto al quale va innanzitutto segnalato il prematuro divorzio da Sony Music in favore di una Roadrunner che, pur non essendo una major, beneficia di canali di distribuzione in grado di offrire alla band simile visibilità (e forse è un bene, visto che la stessa Sony non sembrava tenere i sei inglesi in grande considerazione). La maggiore variante in confronto al precedente episodio è rappresentata dall’uso delle orchestrazioni, non più fondamentali nella struttura dei pezzi, bensì centellinate con maggiore parsimonia ed abbinate ad un più accurato uso degli arrangiamenti di pianoforte. Per il resto, la musica di Dani e soci continua a percorrere la strada imboccata da qualche anno a questa parte, cercando nuova linfa vitale nel metal più classico (è presente più d’un richiamo a diversi nomi degli anni ottanta) se non in certo Thrash. Dispiace solo che il maggior difetto di “Damnation And A Day” (l’eccessiva durata del tutto) ancora non sia stato corretto: 76 minuti di musica per un disco del genere sono decisamente troppi, ed il risultato alla lunga risulta quantomeno dispersivo, con le idee migliori che finiscono inevitabilmente col risultare slegate tra loro, diluite in un contesto che si rifiuta di accettare l’essenzialità come possibile soluzione. Segnalazione di rito per la comparsata di Liv Kristine, che presta la sua voce alla titletrack, peraltro uno dei momenti più interessanti del lotto. Da lodare infine la sincerità di fondo (strano a dirsi, ma da qualche anno a questa parte i Cradle Of Filth sono diventati molto meno pretenziosi di come li ricordavamo), che ci permette di non giudicare troppo severamente qualche filler o qualche eccessiva prolissità. Mancheranno pure i colpi di genio (d’altronde pubblicando dischi al ritmo di uno l’anno è cosa abbastanza plausibile), ma il salvataggio in extremis è ancora una volta riuscito; l’ennesima conferma che l’esperienza talvolta aiuta: ormai possiamo ufficialmente considerare i Cradle Of Filth come degli (ottimi) mestieranti.


Tony Aramini

Voto: 6,5

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