CROWBAR

"Lifesblood For The Downtrodden"

(Candlelight)

2005

1. New Dawn
2. Slave No More
3. Angels Wings
4. Coming Down
5. Fall Back to Zero
6. Underworld
7. Dead Sun
8. Holding Something
9. Moon
10. The Violent Reaction
11. Lifesblood

La coerenza è spesso un arma a doppio taglio. Probabilmente quando un fan sputò in faccia a Hetfield, reo di aver registrato il videoclip di “One” e di aver abbandonato definitivamente la scena underground, non sbagliava; ma pensiamo un attimo ai Metallica come un eterno clone di se stessi, cosa avremmo preferito? Kirk Windstein, mente e braccio dei Crowbar, nonché unico elemento rimasto invariato nella band negli anni, sfodera, a quattro anni di distanza dall’ultimo “Sonic Excess...”, un disco che rimane saldamente aggrappato alle radici che resero famose la band, uno sludge-doom senza compromessi, che fa addirittura della pesantezza della ripetitività allo strenuo, la sua arma vincente. Coerente con se stesso, Kirk non rivoluziona nulla, ma si affida solo a piccoli inserti, piccole novità, per comporre e dare alle stampe il nuovo lavoro. Come era successo per “Time Heals Nothing”, leggermente più melodico del primo “Crowbar”, e per “Odd Fellow Rest”, un pelo più psichedelico del precedente “Broken Glass”, a “Lifesblood for the Downtrodden” è affidato il compito di perseguire la strada windsteiniana, stavolta facendosi solo un pò più “southern”, oserei dire, del precedente album targato 2001. Coaudiuvato per l’occasione da Steve Gibb (chitarra – Black Label Society), Pat Bruders (basso) and Tommy Buckley (batteria) e prodotto da Rex Brown (Pantera, Down) e Warren Riker (Corrosion Of Conformity, Down), Kirk sfodera undici tracce meno heavy e più rock, dense di riff più vicini alle sonorità di Down e Black Label Society, appunto. I momenti migliori dell’album rimangono indubbiamente “Angel Wings”, “Coming Down”, “Fall Back To Zero”, “Moon”, e l’ultima e romantica “Lifesblood”. Ma la domanda che sorge dopo l’ennesimo ascolto dell’ennesimo album dei Crowbar, è: tale coerenza stilistica, non finisce per risultare ridondante? Sinceramente ho preferito Kirk nei panni di secondo chitarrista di “A Bustle In Your Hedgerow...”, molto più creativo, piuttosto che in quest’ultimo episodio. Ma bisogna prendere atto del fatto che nel momento stesso in cui, tra qualche anno, avremo bisogno di ascoltare qualche nuovo brano dei Crowbar, non dovremo temere un nuovo disco che si avvarrà della collaborazione di Marianne Faithfull o della San Francisco Symphony Orchestra!


Matthew Hopkins

Voto: 6,5

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