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L’ennesimo tentativo di vendere qualche copia in più cercando di far presa sul pipparolo arrapato di turno ? Può darsi, anche perché le svedesi Crucified Barbara non fanno poi granché per discolparsi dall’accusa: vestono abiti che lasciano poco spazio all’immaginazione e cantano testi che se fossi donna quasi quasi anch’io mi vergognerei a declamare (“Motorfucker”, “I Wet Myself”, “Play Me Hard”, “I Need A Cowboy From Hell”). Ad occhio potrebbero esserci gli estremi per un caso Cycle Sluts From Hell (quartetto di zoccole –senza offesa per la categoria- che riuscì a vendere un paio di copie dell’esordio omonimo mostrando le cosce e limitandosi a cantare su uno scialbo thrash metal suonato per loro da un gruppo di prezzolati) quindici anni dopo, ma per fortuna i corsi e ricorsi storici del rock a sto giro sono stati clementi e ci hanno risparmiato qualcosa di cui non sentivamo esattamente la mancanza. L’influenza principale di “In Distortion We Trust” è da ricercare semmai in “Built To Perform” delle Phantom Blue, che poi è uno dei dischi rock al femminile più sottovalutati degli anni novanta; sono pronto a scommettere che le Crucified Barbara (o almeno una di loro) di quell’album conoscano a memoria anche le virgole, e tutto sommato non è poi cosa malvagia. Mid-tempos pesanti ed anthemici come “Losing The Game” è proprio in quel tipo di heavy rock che trovano la loro linea genealogica, sebbene per il resto le quattro svedesi provino ad offrirne una reinterpretazione decisamente più tirata, talvolta memore della lezione di certo punk (“Rock N’Roll Bachelor”). I fondamentali comunque ci sono tutti, il songwriting è buono ed i pezzi sono coinvolgenti: qualora l'operazione dovesse rivelarsi un fuoco di paglia almeno ci avranno lasciato in eredità un disco godibile, e questo per ora penso sia più che sufficiente.
Messaggio subliminale: andate a ripescare “Built To Perform” delle Phantom Blue.
Tony Aramini
Voto:
7+
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