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Tutte le menate sul concept del disco le risparmiamo, tanto le potete leggere sugli altri siti (più belli ed aggiornati di questo), e nel caso feel free to mandare una mail a Mike o Enomys, ben felici di venire in touch con i propri fans.
C'è da dire, però, che proprio per questi motivi di studio ed arrangiamento del concept, il gruppo parmigiano si prende sempre il tempo necessario per comporre e registrare il disco e ogni volta introduce o modella nuovi elementi.
Per "The Diarist", però l'hanno fatta grossa. Le orchestrazioni, vero punto distintivo del gruppo, sono state messe da parte -si spera in via non definitiva- in favore di un approccio più eterogeneo, basato piuttosto su fredde keyboards o su riff più quadrati e diretti, ma in definitiva meno avvolgenti. Almeno su disco, dove i Dark Lunacy sanno di potersi giocare al meglio le proprie carte. Probabilmente il tutto è stato pensato in ottica live, spazio in cui capitava di perdere il filo, inondati da melodie pompose fino all'eccesso.
Ora più che mai, è vicino ed immediato l'accostamento con i Dark Tranquillity, band con cui i parmigiani hanno più volte diviso il palco in passato. Ci chiediamo, tuttavia, se ne sia valsa la pena o se magari non fosse stato più proficuo, intelligente e coraggioso l'ardire verso territori ancora più personali e caratterizzanti.
Grella_13
Voto:
6+
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