DARKTHRONE

"The Cult Is Alive"

(Peaceville)

2006

1. The Cult of Goliath
2. Too Old Too Cold
3. Atomic Coming
4. Graveyard Slut
5. Underdogs and Overlords
6. Whisky Funeral
7. De Inderjordiske (Aelia Capitolina)
8. Tyster På Gud
9. Shut Up
10. Forebyggende Krig

Da più di un decennio i Darkthrone sono diventati una sorta di variante “violenta” degli AC/DC o dei Motorhead. È dai tempi di Total Death che Fenriz & Nocturno Culto vanno avanti a pubblicare ogni anno/anno e mezzo esattamente lo stesso disco, cambiano solo i titoli e le copertine; regolari come le cambiali, precisi come fotocopie in serie. Una certezza, come l’albero di natale il 25 dicembre, le code all’ufficio postale e il festival di Sanremo alla tv: non si scappa. Ogni anno/anno e mezzo è consuetudine che arrivi il nuovo lavoro della coppia, accompagnato dalle solite dichiarazioni strafottenti ora dell’uno (“non ascolto dischi metal successivi al 1994”) ora dell’altro (“io i testi li scrivo 5 minuti prima di entrare in studio”) e dalle sempre crescenti grida di giubilo di imberbi preadolescenti saliti sul carro del vincitore senza nemmeno sapere perché; ultimamente il nome Darkthrone fa chic, è stato sdoganato anche nei salotti buoni della kritika ke konta e ora puoi millantare di apprezzarli e seguirli da una vita senza per questo venire additato come metallaro puzzone e ignorante. Da par loro, Fenriz & nocturno Culto reagiscono gettando in pasto alla marmaglia di adoratori acritici e occasionali ascoltatori il primo singolo (Too Old Too Cold) e video della loro carriera, e l’ennesimo disco esattamente identico a tutti gli altri (solo che qui il titolo – The Cult Is Alive – è autocelebrativo e strafottente; Sardonic Wrath era beffardo e strafottente, Hate Them era nichilista e strafottente, ecc.). A ognuno il suo.


Dragone Nervoso

Voto: S.V.

Da Discutendo del presente disco con Reje è emerso che i Darkthrone degli ultimi anni possono anche andar bene, a patto che evitino di essere i 'Ramones del black metal'; non sono più adolescenti e pretendere ancora la cattiveria barbara che li ha resi famosi è sciocco, ma da qui a fare degli scherzi ubriachi in punk-rock style con la voce in scream ce ne passa eccome. Reje non puo' 'tollerare' un disco *allegro* da parte dei Darkthrone ed io sono con lui. (Anche se, personalmente, un discorso di questo genere mi trova d'accordo più per 'Too Old Too Cold' che per questo disco). Discutendo dei Darkthrone con Nordavind è emerso che i Darkthrone degli ultimi anni possono anche andar bene, ma per quanto concerne le influenze punk, presenti sempre in percentuale maggiore (solo) nella seconda metà della loro carriera, il discorso è un filino diverso perché queste  fantomatiche influenze punk rendono i brani molto meno cattivi, fanno pensare agli ultimi Carpathian Forest e ai Motorhead; la loro tanto famosa 'cattiveria barbara' va a farsi maledire (ché loro son dei Satanassi Infernali). Nordavind non puo' 'tollerare' un disco come Hate Them per questi motivi ed io lo capisco benissimo, pur adorando smisuratamente Hate Them. Discutendo dei Darkthrone con Sic è emerso che i Darkthrone hanno ragione sempre e comunque, anche quando imiteranno Nattefrost (cioè incidendo dischi di scorregge, cagate, conati, stupri, gemiti, eccetera), perché nel Mondo Metal, oggi, nessuno tiene conto di concetti come Militanza e Attitudine; ed oggi, più che 20 anni fa (per dire), c'è un bisogno quasi fisico di Attitudine e Militanza. E' per questo che non si puo' non idolatrare un gruppo del genere; al di là del disco che ricorda i Celtic Frost, piuttosto che i Motorhead o i Venom, i Darkthrone portano avanti un concetto. L'hanno fatto ieri, lo fanno oggi, lo faranno domani e dopodomani, suonando volontariamente di merda e limitando le proprie capacità. E' per questo che hanno sempre ragione: fino a quando resteranno incorruttibili, fino a quando non avranno problemi con la coscienza, a loro non possiamo dir nulla. Al massimo posso registrare che, per questa volta, i Celtic Frost sono presenti in minor dose, in favore dei Venom e, soprattutto dei  Motorhead. Infine, più che per Reje o Nordavind, questo è il disco per Zambo-Lica, da ascoltare mentre si scorrazza per la città, con i finestrini abbasssati e le cornine di fuori, alternato ad una 'Fuel For Hatred' e ai commenti sui culi delle ragazze di Parma.


Shub Niggurath

Voto: 7,5

www.darkthrone.no