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Somnia
è una telecamera ferma davanti a un uomo che giace nel letto. Che dorma,
che abbia l'insonnia, che sogni, qui non fa differenza, perchè la
proiezione sonora di quest'uomo che tenta di tenere chiusi gli occhi
lascia spazio a chi si fermi a guardarlo. Il silenzio che il sonno
richiede è un sintetizzatore lasciato incustodito, un feedback, un
orologio. Tu passi fuori dalla finestra, lo noti e se ti va ti siedi a
guardare. Ogni piccolo movimento che intercede in questo tipo di
freddissima atmosfera "drone" è un tentativo di ipnosi per
farti prendere il posto di quell'individuo.
Gli
stessi interminabili, atoni e defatiganti momenti ambient li ritrovi nella
vita di tutti i giorni, quando prima del concerto dei Sigur Ros fanno il
soundcheck, quando testano una nuova serie di cristalli, quando sei
affetto da bradipismo e ti ostini ad accordare il basso, o quando stai
da quattro ore dal dottore, sei l'ultimo della giornata e il
silenzio tombale che ti circonda diventa assordante.
Qualcuno
lo definisce impressionismo.
Aldilà
di ciò, curioso è scoprire che ognuno dei sei brani è stato composto
filtrando un unico strumento (chitarra acustica, organo, armonica, persino
un salterio medievale) attraverso il computer, il cui suono viene
riassemblato ed esteso. Tre anni di gestazione dediti alla sperimentazione
(di cui due solo per comporre il pezzo di chiusura Mirage#2)
per questo terzo full-length solista hanno orientato il nostro
jazzista del New England verso un genere dallo stampo molto personale e
sicuramente innovativo, dalla non facile digeribilità (e soprattutto
reperibilità).
Somnia
si lascia quindi difficilmente avvicinare, specialmente da chi non abbia
previa consapevolezza di cosa va incontro, o da chi non sia premunito di
ottima pazienza e non sia un cultore del genere.
Diversamente,
chi abbia fastidiosi problemi di insonnia, non esiti a contattare la
Kranky Records.
Tiziana
Brombin
Voto:
X
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