DEATH ANGEL

"The Art Of Dying"

(Nuclear Blast/Audioglobe)

2004

1. Intro
2. Thrown To The Wolves
3. 5 Steps Of Freedom
4. Thicker Than Blood
5. The Devil Incarnate
6. Famine
7. Prophecy
8. No
9. Spirit
10. Land Of Blood
11. Never Me
12. Word To The Wise

Fortunatamente ogni tanto arrivano dischi come “The Art Of Dying” a smentire il luogo comune sempre più diffuso che associa le parole “heavy metal” a mutande di peluche, David Gnomo e improbabili mostriciattoli dall’alito fiammeggiante. Tutto questo per dire che oggi, avvicinandoci ad un gruppo che vuol suonare “heavy metal” (nell’accezione più “reazionaria” del termine), se ci va bene gustiamo un’anacronistica minestra riscaldata, altrimenti ci toccherà l’ennesimo viaggio nella terra del cliché in compagnia di qualche trisavolo medievale di Pietro Taricone, dai pettorali rigorosamente lucidati col Sidol. I Death Angel in un’oretta scarsa di musica cancellano tutto questo, offrendo, sfido a smentirmi, il disco che nel 2004 meglio esprime il concetto di “Heavy Metal”. “The Art Of Dying” è composto da una quantità di riffs Thrash talmente “old school” che potrebbero essere stati composti nella seconda metà degli anni ’80, eppure non suona esageratamente fuori dal tempo. Molto strano, specialmente se si pensa che riesce in quest’ultimo intento senza transitare per territori che non gli competono, a dimostrazione che la strada della novità a tutti i costi per una volta è meglio lasciarla ad altri (complice in questo senso un lavoro in cabina di regia non troppo nitido, che in alcuni passaggi penalizza un po’ le chitarre, ma che tirando le somme si rivela sufficientemente funzionale alla causa). L’impatto e la velocità sono indubbiamente figli di “The Ultraviolence”, il resto viene portato avanti seguendo lo schema tecnico e ragionato dei successivi “Frolic Through The Park” e “Act III”, seppur senza riprenderne in maniera totale gli episodi meno “ortodossi”. Completano il quadro una serie di (immancabili) stacchi acustici (l’intro, e la conclusiva “Word To The Wise”), più qualche estemporaneo richiamo a certe cose degli Organization. Il tutto, va detto, a mille miglia di distanza dalla semplice autocitazione: “Prophecy”, “Thicker Than Blood” e “Thrown To The Wolves” generano ferite destinate a bruciare per parecchio tempo. Tanto di cappello.


Tony Aramini

Voto: 7,5

www.deathangel.com