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Qualunque cosa avessero fatto, avrebbe inevitabilmente scontentato qualcuno: questa l’unica certezza che si portava dietro il primo full-lenght dei Dissection post-gattabuia. Sembra quasi di ascoltare un altro gruppo rispetto a dieci anni fa, ma d’altronde una copia carbone di “Storm Of The Light’s Bane” registrata nel 2006 avrebbe solo fatto la felicità di qualche nostalgico, la qualità sarebbe inevitabilmente rimasta nelle varie “Night’s Blood” e “Where Dead Angels Lie”. Onore a Nodtveidt dunque: appurato di non avere più nulla da dire là dove ha già dato il massimo, preferisce abbandonare la strada che l’ha reso famoso per imboccarne una forse meno geniale, ma in cui ha la certezza di poter ancora comporre buone canzoni. I Dissection di oggi sono molto più melodici di come li ricordavamo: pescano dall’operato di gruppi come In Flames (dell’età di mezzo) e Necrophobic, facendo leva, oltre che su una consistente quantità di mestiere, anche su un’inaspettata freschezza compositiva. Il principale punto di forza di “Reinkaos” è comunque rappresentato da un’elevata quantità di ritornelli immediati ed accattivanti che caratterizzano sia i mid tempos, l’ossatura principale del disco, che i pochi momenti in cui la band preme sull’acceleratore, come le ottime “Starless Aeon” o “Beyond The Horizon”. Qualcuno obietterà che i veri Dissection non sono quelli che oggi si rifanno a gruppi che non valgono neanche la metà di un “The Somberlain”, ma sinceramente importa poco del nome sulla copertina: se è proprio necessario che escano dischi con questo marchio, preferiamo un gruppo onesto e dignitoso anziché un manipolo di inetti che, col calendario fermo al ’95, provano a ripetere l’irripetibile.
PS: Mentre preparavamo questa rece è giunta notizia che probabilmente i Dissection cesseranno di esistere al termine del corrente tour: a questo punto ci si chiede se il ritorno avesse effettivamente ragion d’essere.
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Voto:
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