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Lo stavamo aspettando. Eccome se lo stavamo aspettando. Aspettavamo tutti un disco come questo da molto tempo…un caso al giorno d’oggi più unico che raro di album che non si perde in esperimenti discutibili ma sbaraglia la concorrenza non inventando nulla, che se ne fotte altamente di etichette e nicchie varie e che di conseguenza riesce ad essere adatto a tutti quelli interessati al metal o all’hard rock anche solo di striscio. Credo sappiate, e se non lo sapete ve lo dico io, che questo gruppo nasce come side-project con membri di Crowbar, Eyehategod,Corrosion of Conformity (Pepper Keenan) e Pantera, (Phil Anselmo, ma su questo album anche Rex) e che ha pubblicato nel 1995 un album molto buono intitolato “Nola”. Se nel 95 COC e Pantera erano ancora in buona forma, direi che oggi sono nel pieno di fasi non esaltanti della loro carriera, e di conseguenza sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di simile anche per i Down. Ma per fortuna, nella musica non sempre valgono le proprietà della logica e della matematica. Quello che ci troviamo di fronte è infatti un disco riesce a migliorare “Nola”, apportandogli modifiche non sostanziali ma pesantissime nell’economia generale. Che la band voglia ripartire dal predecessore è evidentissimo sin dallo stile del booklet e dall’artwork, (pressoché identici) e tutto sommato anche nella musica. Già…la musica. Se i Black Sabbath si riunissero in una barca sul Mississipi nei pressi di New Orleans, tentando di raccontarci il fascino sinistro di quei luoghi, quello che verrebbe fuori sarebbe molto simile a “ II “. Questo è infatti un disco pregno di atmosfere cariche di mistero, ma per fortuna lontanissimo dall’esoterismo da baraccone tanto in voga di questi tempi. Come al solito, al di là di tutto, per fare un grande album non basta individuare uno stile, ma occorrono soprattutto le canzoni… e qui i Down hanno sfoderato piccoli gioielli di songwriting, nei quali c’e’ tutto quello che ci deve essere ma senza mai esagerare. Ci ritroviamo di fronte canzoni da mastri bottegai della dimenticata arte di fare musica con feeling, sempre più rara in un’epoca di iper-produzioni e smagliante make-up discografico a coprire rughe grandi così. Rispetto a Nola, la band ha smussato le spigolosità sia dei suoni che del songwriting, e piuttosto che descriverci certe atmosfere, vuol proprio fare da cicerone e guidarci nel bel mezzo di una zona carica di fascino. A questo proposito, strappa applausi le prestazioni del buon Anselmo, che rispetto al predecessore riduce di molto i suoi impulsi aggressivi e diventa la chiave con la quale entrare in un immaginario così affascinante. Penso che se avessero incluso come bonus track “Stone the crow” dall’album Nola, questo già sarebbe il disco heavy del 2002…ma anche così può giocarsela. Speriamo di non essere costretti ad attendere altri 7 anni per un altro album. Concludo con una frase ormai caduta in disuso : “Consigliatissimo a tutti”.
Reje
Voto:
8
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