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Se alle pettinature cool e al look trendy di Strokes e fighettume hype affine preferite litri di birra e di sudore e avete voglia di un disco groovy, energico, catchy e orecchiabile ma "che spacchi", un disco insomma che non sia solo forma inconsistente ma anche e soprattutto sostanza, "Through the Eyes of Heatens" è quello che fa per voi.
Con il quarto full-length gli svedesi proseguono sulla falsariga del precedente "Call it Conspiracy" nel consolidare il loro suono -una miscela incendiaria di garage-fuzz e psych sostenuta da una vena punk di fondo- e riescono a fondere insieme potenza e melodia dando vita a una serie di brani irresistibili che si succedono uno dopo l'altro senza mai annoiare.
A confronto con il disco precedente il loro sound appare meno ruvido e massiccio, ma più curato e personalizzato; rispetto alla compattezza dell'insieme viene privilegiata la qualità delle singole composizioni. Non ci sono passi falsi o riempitivi: ogni singola traccia poggia su riff formidabili e ritornelli azzeccatissimi che è difficile togliersi dalla testa: tra gli episodi più felici " Born a Legend" , "From Fire Fell", "Until Man Exists No More" (che a tratti suona quasi post-core, non a caso ospite alla voce c'è Troy Sanders dei Mastodon) "Days of Future Past", "Blood Undone". A chiudere degnamente le danze la notevolissima "Big Sky Theory", un pezzo anomalo per i Dozer che paradossalmente è forse anche il loro migliore in assoluto: dilatato, psichedelico, solenne, intrigante.
I Dozer non saranno forse mai un gruppo fondamentale destinato a rivoluzionare il panorama stoner-heavy mondiale ma, oltre ad essere una live band fenomenale, tra le migliori in circolazione -di frequente sono in tour in Italia, andateli a vedere se ne avete l'occasione e capirete cosa intendo-, sono anche dei musicisti di tutto rispetto che sanno fare in modo eccellente il loro sporco lavoro, suonare il rock'n'roll. Con una passione e un'onestà che di questi tempi sono sempre più rare.
666ally
Voto:
7
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