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Sono sempre stato diffidente nei confronti di questo progetto ad opera del
giapponano dei Testament perché ritengo il black metal (a torto o a ragione)
un qualcosa di diverso da un semplice genere musicale da suonare se si ha
voglia, se è fico e se non si ha di meglio da fare. I Dragonlord, invece,
esistono proprio perché Eric Peterson ha ascoltato i Dimmu Borgir, gli sono
piaciuti tanto ed ha deciso di riempire il tempo libero dai Testament
creando questa roba. Il precedente, però, al di là del mio scetticismo, è un
disco di merda: moscio, poco ispirato e con alcune trovate semplicemente
'stupide'. Questa seconda prova sulla lunga distanza, a quattro anni dal
debutto, ha il pregio di risultare meno prolissa; va detto che dopo pochi
secondi si evince chiaramente che una persona 'dentro' il black metal non
avrebbe mai creato le canzoni in questa maniera, a tratti sembrano
eccessivamente 'leccate', però, credo che sia proprio questa 'l'arma
vincente' del disco: pur imitando quasi pedissequamente Dimmu Borgir e, in
parte minore, Cradle Of Filth, il disco, essendo creato da persone 'lontane'
dal black metal, è strutturato in maniera poco canonica, anche per quanto
concerne gli arrangiamenti. Paradossalmente, a suo modo questo lavoro è
'unico' e sono convintissimo del fatto che se dietro tutto questo ci fosse
stato un tardo-adolescente incazzato saremmo di fronte a un quasi-discone.
Per il resto, so che non è il massimo mettersi ad ascoltare i Dimmu Borgir
post-1997 in chiave thrash.
banco citibank colombia Shub Niggurath
Voto:
6application service providers
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