DRY KILL LOGIC

"The Dead And Dreaming"

(SPV/Audioglobe)

2004

1. Lost
2. Paper Tiger
3. Buckles
4. Push/Pull
5. Then You Lie
6. Perfect Enemy
7. Living Witness
8. One Hand Knife Fight
9. As Thick As Thieves
10. 200 Years
11. Hindsight

Come un surfista indeciso, che perde tutte le onde migliori sperando che la prossima sia quella giusta, un po’ timoroso forse delle grandi masse d’acqua adatte solo ai migliori, in attesa di quella non troppo piena, ma dalla consistenza ottimale, i Dry Kill Logic arrivano al loro secondo disco, probabilmente con qualche anno di ritardo rispetto alle band portatrici del messaggio melodic-nu-metal-core, che ben seppero sfruttare le mode televisive, le colonne sonore cinematografiche e tutto quel movimento fatto di festival, compilation e compagnia bella, per approdare al successo. E probabilmente non è un caso, se, scaricati dalla Roadrunner dopo il solo disco d’esordio, ci abbiano dovuto riprovare con una nuova label; cosa che tra l’altro ne avrà sicuramente allungato i tempi di lavoro. Nonostante premesse non esaltanti, tuttavia i DKL dimostrano con questo disco di non essere la solita band per ragazzini americani in preda violente crisi ormonali (me la compro o no la pistola?...il mio compagno di banco ce l’ha!). Le 11 tracce di questo “The Dead And Dreaming” si divincolano in maniera divertente tra impeto hard-core/thrash, metodicità e ricerca di atmosfere incupite. Sicuramente un passo avanti rispetto le band del nuovo “thrash metal” made in USA (ma anche uno indietro rispetto a precursori come Machine Head, Korn, Fear Factory e chi più ne ha più ne metta…). Tra i brani migliori vorrei ricordare la opener “Lust” (bella inkazzata!), “Paper Tiger” (God Forbid, dove siete?), “Then You Lie” (l’episodio più emo del disco, forse), “Living Witness” (ahia, i timpani!), “One Handed Knife Fight” (skizophrenia) e “Hindsight” (trascinante quanto necessario). Se la chitarra a volte pare un po’ piatta nel riffing, la batteria al contempo ci mette del suo nel variare la salsa (è un modo di dire…non mi riferisco al genere musicale sudamericano!). La voce di Cliff Rigano inoltre, seppur memore delle lezioni di tutti i cantanti metal-core del passato e del presente, sa ancora emozionare, seppur in maniera pacata. Un episodio simpatico dunque, sicuramente da preferire, assieme a release di gruppi tipo Kittie, a quelle band emergenti compatriote che si spacciano per “defender”, ma che alla fine non sanno neanche scopiazzare la lezione.


Matthew Hopkins

Voto: 6,5

www.drykillogic.com