DURAN DURAN

"Astronaut"

(Epic)

2004

1. (Reach Up For The) Sunrise
2. Want You More
3. What Happens Tomorrow
4. Astronaut
5. Bedroom Toys
6. Nice
7. Taste The Summer
8. Finest Hour
9. Chains
10. One Of Those Days
11. Point Of No Return
12. Still Breathing

Fino ad ora si sta parlando di “Astronaut” più per motivi di “contorno” (il rientro in formazione dei tre Taylor, apparizioni televisive assortite, Simon LeBon dimagrito col photoshop, un singolo che ci martella all’interno degli spot dei cellulari…) che per i dodici brani che contiene. D’altronde questo è tipico di un gruppo come i Duran Duran (l’unica volta che si è parlato maggiormente di musica è stato in occasione del “Wedding Album”, non a caso episodio abbastanza estraneo al resto della loro discografia), che ai tempi d’oro è diventato un fenomeno di simili proporzioni anche grazie ad una massiccia campagna promozionale. Se anche stavolta si parla poco di musica, la colpa è forse della Epic che, accortasi di un rinato riscontro di pubblico nei confronti degli anni ’80, ha con scaltrezza messo sotto contratto i Duran Duran, ‘disoccupati’ dopo la traumatica rottura con EMI/Capitol e un solo disco per la Hollywood/Edel, investendoci pure una cifra considerevole. E’ un peccato però che le canzoni di “Astronaut” vengano oscurate da storielle maligne sui dietologi, visto che ormai da troppo tempo LeBon e soci non regalavano al pubblico un disco così ispirato. La formula è quella già provata senza fortuna nei mezzi aborti “Meddazzaland” e “Pop Trash”, che (specialmente il primo) per ogni episodio meritevole ne offrivano almeno tre da canna del gas, ossia un Pop-Rock dal taglio fresco e moderno, elettronico quanto basta e come al solito diviso tra uptempos ritmati e ballads che fanno ampio uso di orchestrazioni. Se grazie ai ritornelli più immediati (“(Reach Up For The) Sunrise”, “Want You More”, “Nice”, “Taste The Summer”) il disco decolla già al primo ascolto, va però riconosciuta la presenza di pezzi che ne giustificano una longevità quantomeno inaspettata (il funky di “Bedroom Toys”, la ballata “Finest Hour”), merito anche di una produzione efficace ed attuale (affidata, tra gli altri, a Don Gilmore, uno dei più noti produttori ‘da classifica’). Insomma, un album pop intelligente, ruffiano quanto basta, e che non viene assimilato nel giro di due ascolti, scritto piuttosto per durare: da un gruppo del genere proprio non saprei cos’altro pretendere. Ovvio che se i Duran Duran non vi piacevano vent’anni fa non sarà “Astronaut” a farvi cambiare idea.


Tony Aramini

Voto: 7,5

www.duranduran.com