THE FAINT

"Wet Fron Birth"

(Saddle Creek)

2004

1. Desperate Guys
2. How Could I Forget
3. I Disappear
4. Southern Belles In London
5. Erection
6. Paranoia Attack
7. Drop Kick The Punks
8. Phone Call
9. Symptom Finger
10. Birth

I Blur di “Boys & Girls”, i Liars più sobri ed i Bluvertigo di “Sono=Sono” si sono accoppiati ed ecco l’insaccato che n’è venuto fuori, i The Faint. Il correttore di Word ha insistito con tenacia per farmeli chiamare Te Fanti, ma la dignità è importante da preservare il più possibile. Violini frettolosi e ritmi da YMCA per giovincelli inesperti e maldestri, un bacio agli anni della disco “come si deve”e a tutta la storia della musica elettronica dilettante, consigliato a tutti gli adoratori del disimpegno. La veemenza di “Paranoiattack” è irresistibile, tanto che anche mia nonna si è messa a sculettare mentre ramazzava. Quando ho sentito “Erection” l’ho eletto Miglior pezzo da utilizzare per un balletto preambolo di sesso animale con il partner che fa finta di non ridere. Già, tu lì con il bacino a conturbare come se chiedesse l’elemosina, e sotto questi esilaranti ritmi. Di tutto di più, pure una leccata ska in “Phone Call”. Insomma, sincopati punk-funk, revival new wave, che frittata è alla fine? Jacob Thiele, il tastierista, ha detto:”Senza troppi giri di parole, l’idea dietro Wet from birth è il ritornare all’idea che non devi per forza avere un’idea dietro ogni album che realizzi.” Più rockeggiante del precendente Danse Macabre, questo disco si autoimpone e consolida i quattro spettinati di Omaha tra la schiera di quegli artisti indie che piacciono tanto a questa nuova generazione, la stessa che ha fatto diventare la mimica del disturbo mentale una cosa cool, e l’innominabile una cosa out. Disco tutto da spararsi in vena per fare quattro salti contro il muro e sbriciolarsi la testa. Per questa peculiarità ludico-riabilitativa il voto è 7.


Tiziana Brombin

Voto: 7

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