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I Fantomas sono Mike Patton e Dave Lombardo e qualcun altro, ma non mi interessa nemmeno che siano Mike Patton e Dave Lombardo, anzi, il contributo artistico del secondo si limita ad un paio di tamarrissime rullate su un lavoro che dura 76 minuti (oppure 56, dipende dai punti di vista. Cioè, dipende se considerate materia musicale quei 20 minuti finali di giradischi a vuoto, una roba che chiunque abbia un minimo di buon gusto riterrebbe quantomeno inutile, per non dire offensiva. Fermo restando che tutto quello che precede il fattaccio è giusto un tantino meglio). Delirium Cordia: lo ascolto da una settimana e ancora non ho capito cosa diamine significhi, non solo le semplici parole, che per lo meno fanno figo misterioso ed esotico, ma anche tutto quello che le stanche casse dello stereo emettono una volta premuto il tastino triangolare. Mai sentita una cosa del genere, il nulla totale per mezz'ora, elettronica scialba grigia e piatta, un invito a mandare tutto a quel paese, mettere su Director's Cut, stappare una birra da 66, fomentarsi un po' e notare la LIEVE differenza fra un gran disco di Mike Patton ed un disco inutile di Mike Patton. Poi per fortuna si riprende, ma l'impressione che in realtà non fosse così difficile riprendersi dopo aver così a lungo giaciuto sullo 0 assoluto emozionale e comunicativo è lampante. Facciamoci coraggio, la musica migliore a volte è di difficile ascolto. Ma il difficile, in Delirium Cordia, scaturisce dal fatto che di difficile non c'è davvero nulla nulla nulla nulla nulla, tranne il restare all'ascolto così a lungo, come un innamorato sotto la pioggia alla fermata dell'autobus convinto che il ritardo di 3 ore dell'amata sia frutto solo di un contrattempo e non di una sonora presa per il culo. L'innamorato, poi, si dispererà e scoppierà in lacrime; a noi ci girano i coglioni, o, se siamo fortunati, ci addormentiamo sul posto. Devo infierire? Delirium Cordia scopiazza di qua e di là, dalle colonne sonore di film dell'orrore alla musica contemporanea spettrale, dagli ormai abusatissimi pseudo canti gregoriani al rumorismo assortito, seguendo quel filo conduttore che solo i veri profeti dello sperimentalismo meno sperimentale e più paraculo che esista conoscono a dovere, il filo largo 3 kilometri (così ci si può nascondere dietro quando arrivano le critiche) della "buona fede". Non voglio con questo accusare Mike di mancanza di "buona fede", non ne ho modo ed in fondo non me ne frega niente. Tanto più che non so proprio quante copie di questo coso qui scamperanno ad un prematuro impolveramento sugli scaffali dei negozi, nonostante il nome altisonante. Ma, parliamoci chiaro, su un'ora e passa di durata complessiva ne salverei due minuti per un gustoso ep.
Emanuele "Maraska"
Voto:
1 e 12
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