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Immaginate gli Slayer e i Devo che vengono rinchiusi in una stanza a suonare la sigla del super bowl ininterrottamente e senza soluzione di continuità per diverse settimane, immaginate un gruppo grind che tutt’a un tratto decide di mettersi a scrivere pezzi per sola tastiera (!), immaginate una ghenga di redneck alcolizzati che entra in una galleria d’arte newyorchese e comincia a sfasciare tutto quanto, disintegrare porcherie arty di dubbio valore e pisciare sopra i dipinti; soltanto così potrete arrivare ad avere una vaga idea di cosa effettivamente siano i Fat Day, una congrega di degenerati che amano alla follia vestirsi da vichinghi e devastare padiglioni auricolari (propri ed altrui) con un indescrivibile massacro a base di art-rock, grind, noise, low-fi ed elettronica d’accatto al cui confronto i Royal Trux di Twin Infinitives sono raffinati sperimentatori alla corte di Brian Eno. Esistono da diversi lustri i Fat Day, fin dalla nascita culto sotterraneo riservato a quell’esigua ma presente, silenziosa minoranza cresciuta con i dischi dei Caroliner nelle orecchie e una spiccata predilezione per qualsiasi cosa suoni rumorosa, fastidiosa e disturbante, meglio se condita e foraggiata da una robusta dose di genuina devianza mentale; gente, per intenderci, che conoscerà a memoria l’intero catalogo Life Is Abuse e che mensilmente contribuirà alla sopravvivenza economica di marchi quali American Tapes o Bulb. Con Unf! Unf! Fat Day vanno a rimpolpare la frangia più insindacabilmente “estrema” di una label che “estrema” è già in partenza quale Load Records: se il roster dell’etichetta di Providence fosse un immenso manicomio, Fat Day senz’altro occuperebbero le ultime stanze, quelle di norma riservate ai malati senza possibilità di recupero, alloggi condivisi con realtà del tenore di Necronomitron, Kites o l’insopportabile one-man band Mr. California & The State Police (proposta alla quale i Nostri si avvicinano anche musicalmente, oltre che attitudinalmente). Dal marasma imbastito nelle ventitre tracce del programma (per una durata complessiva di diciotto minuti scarsi) è difficilissimo uscire con i timpani intatti e allo stesso tempo conservando un barlume di lucidità mentale; mi rendo conto che non è roba per tutti i gusti, ma consiglierei ugualmente l’ascolto ai più temerari tra voi.
Dragone Nervoso
Voto:
8
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