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1. Your Eyes That Once Never Weary Of Mine
2. Combat Rose Intoitus / Combat Roses
3. Hollow Shells And Light
4. Adentro
5. Prophetic Decay Of Angel
6. Unio Mystica
7. Never To Have Lived Is Best
8. To The World Without End Where There Is Nothing
9. Guernica Macrocosmica
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Questo è uno dei dischi che non t’aspetti. Arriva quando l’anno sta per finire, proprio mentre stavi pensando che il 2003 è stato prodigo di grandi dischi ma parco di veri capolavori, e ti riporta dentro quelle emozioni che, un po’ per l’età un po’ per l’abitudine, pensavi di non poter provare più. Eppure a parole la situazione sembrerebbe così semplice : dark ambient e samples (lavorati) di musica popolare sovietica e dell’est europa dagli anni ’20 agli anni ’70. Tutto qui. Un momento…no. Non è tutto qui. Se davvero fosse tutto qui, non avrei impiegato una decina di ascolti, per altro difficili e richiedenti una dedizione totale, per riuscire a decifrarlo. Fuorviato da un sample ascoltato in precedenza, meraviglioso ma atipico rispetto al contesto del disco, (Hollow Shells And Light, quasi come mettere un vecchio LP russo, con qualche rimando atmosfericamente tra gli Elend e gli Arcana, su un giradischi difettoso ad una quarantina di metri di distanza) mi sono ritrovato completamente spaesato, e dopo i primi (tanti) tentativi pensavo che, come in mille altre occasioni, questo era uno dei classici album dove s’era buttata tanta carne al fuoco ma non c’era abbastanza legna per cuocerla. Invece no…basta che scocchi la scintilla e di questo album non se ne può più fare a meno. In fondo, il vero problema è questo : il disco, pur condividendo alcuni stilemi con ambient e dark ambient, non va ascoltato ricercando soltanto sensazioni estreme. Va ascoltato anche e soprattutto per viaggiare con la mente, in una città forse immaginaria ma affascinante, nella quale il dolore esistente è sopportato con una grande nobiltà d’animo. Il tutto è sviluppato tramite una serie incredibile di strati sonori, dove tutte le dissonanze ed i rumorismi si fondono creando un’armonia estraniante. C’è perfino spazio per dar sfogo a qualche tentazione musicale in senso stretto, ed i samples sono la vera ciliegina sulla torta. Terribilmente evocativi, incredibilmente espressivi, raffinati per spaziare dall’angoscia pura (To the world without end…), alla delicatezza eterea (Hollow Shells), tra filastrocche quasi infantili(Adentro) e pezzi come l’opener che ti catapulta appena fuori un night club di una Mosca del passato in una giornata di neve, davanti al quale si passerà ma non si entrerà. Lo so, in questi casi c’è il rischio di perdersi in chiacchiere inutili. Il fatto è che davvero le parole non esistono per descrivere questo disco, che sta al dark ambient come il jazz sta al rock : lo espande in ogni possibile direzione, tranne nell’immediatezza, ricercando una nuova libertà espressiva. Quello che paga in semplicità, lo recupera diventando delicatamente descrittivo e quello che perde in impatto immediato lo va a guadagnare in potenza evocativa. Come ogni capolavoro che si rispetti, non è privo di qualche difetto, ma riesce a farseli perdonare tutti. Un disco difficile e molto esigente, forse troppo. Ma estremamente appagante. Vale la pena affrontare il rischio di essere respinti da questo album, perché nel caso contrario saprà ricompensarvi oltre ogni limite. Uno dei dischi dell’anno, forse IL . E’ giunta l’ora di assegnare il mio primo (ed ultimo) 9 del 2003. Giusto in tempo. Buon anno a tutti.
Reje
Voto:
9
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