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Ormai lecito aspettarsi da Forseti emissioni non meno che eccellenti: così è stato per il debutto Jenzig, a dir poco magnifico, e per l’altrettanto esaltante Windzeit (che peraltro si avvaleva della preziosa collaborazione di Douglas Pearce in Black Jena, favore poi ricambiato dallo stesso Andreas Ritter, mente, corpo e anima di Forseti, che presenziò nelle tracce migliori dell’altrimenti assai mediocre All Pigs Must Die), per chi scrive indubbiamente il capolavoro neofolk del 2002. Non inverte la tendenza Erde, peraltro avvalorato da partecipazioni illustri ora di Kim Larsen (:Of the Wand and the Moon:), ora di Ian Read (Fire + Ice), ora di B’Eirth (In Gowan Ring), ora di Sonne Hagal, protraendo così immutata una ormai consolidata tradizione nel segno di dischi inattaccabili, ardentemente sofferti e intrisi di una cristallina ispirazione che non accenna ad attenuarsi, al punto che diventa quasi superfluo scrivere della assoluta bellezza di momenti del tenore di Korn (con tutta probabilità IL pezzo dei Forseti, alla pari soltanto con Wolfszeit), Lichterflug, Drunkelheit, Sterne o Der Graue Konig. Ma c’è di più: Erde è atto il cui valore prescinde da classificazioni e categorizzazioni di sorta, superando agilmente gli angusti canoni del neofolk e dribblando con estrema scioltezza deliranti ‘proclami’ destrorsi del caso, che Forseti lasciano più che volentieri alle squallide mandrie di incapaci che da sempre infestano il genere con mancanza di rispetto pari solo a una mostruosa ignoranza. In Erde c’è soltanto il cocente rimpianto per un passato che non esiste più e di cui è doloroso perfino preservarne la memoria; un’era di aurei valori inevitabilmente dissoltasi, annichilita dalla disarmante crudezza del quotidiano, un Tempo il cui cantare diventa esigenza vitale ancorché emotivamente spesso semplicemente insopportabile. L’arma vincente di Forseti resta la semplicità, quella disarmante immediatezza che è preludio alla gestazione di un programma che, come detto, travalica le frontiere del neofolk ergendosi a capolavoro assoluto del tutto esente da restrizioni stilistiche quanto ideologiche di sorta; per quel che mi riguarda, Erde è uno dei due-tre dischi realmente necessari dell’anno in corso.
Dragone Nervoso
Voto:
9
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