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Prima di ogni altra cosa ci tengo a precisare che non è il velato bolscevismo del nome proprio della band che ha dato motivo a Moonlight di interessarsi a questo debutto, quanto invece la velleità di menzionare uno degli innumerevoli gruppi che l'Inghilterra sta partorendo senza tregua - ed espatriando senza filtri nè ritegno- che appartengono alla contemporanea corrente alternative/indie/new-wave collegiale. I ¡Forward, Russia! vengono da Leeds, West Yorkshire UK (come i Kaiser Chiefs, sì) e sono in quattro. Proprio in questi giorni ottobrini sono in tour in Italia: tolto il fatto che la voce del cantante è oltremodo irritante (la solita simulata, stonata e noiosa follia in grado di svilire anche le canzoni che altrimenti si farebbero sentire) e dato che questo disco è l'unico che possono portare live si suppone che propongano il lotto dei brani quasi per intero. Ma considerando soprattutto che su 11 pezzi quelli davvero meritevoli sono solo 3 ("Fifteen Part 1" e "Fifteen Part 2", con la violenta chiusura di "Eleven" sono mosche bianche in cui le incursioni di synth e di chitarre pesanti cozzano pregevolmente) a meno che i concerti non siano gratis, o che non ci siano i Depeche Mode a seguire, o che tra gli interessati non ci siano dei fanatici di questa moda, non credo che valga la pena scomodarsi. "Give Me A Wall" può diventare a questo punto un invito a completare la frase: per lanciarvi il disco e fracassarlo in diecimila pezzi, per pogarvi contro come un idiota e lesionarsi il lobo parietale, per appendervi la testa di uno di loro nel caso lo si incontrasse per strada, e così via.
Tiziana Brombin
Voto:
5
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