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Finalmente
fuori su Xymox Control (label di proprietà di Ronny Moorings) tramite
Pandaimonium records il nuovo lavoro dei torinesi Frozen Autumn, da oltre
due lustri una delle band di punta della Dark-Wave italiana. Sono passati
ben tre anni e mezzo dall’ottimo “Emotional Screening Device”,
durante i quali abbiamo appreso dell’inaspettato divorzio dalla Eibon,
uno di quegli eventi che non si sa mai che tipo di ripercussioni possano
avere sulla musica, dunque ipotizzare in che direzione si sarebbe mossa la
band con quest’album non era certo cosa facile. Già le prime note di
“Evening Falls” chiariscono comunque che nulla è cambiato nella
proposta del duo torinese, e, tutto sommato, verrebbe da dire ‘purtroppo’.
Sì, perché “Is Anybody There” non fa altro che ripetere
calligraficamente la formula del suo predecessore, senza riuscirne però a
bissare la freschezza compositiva. Perdura quindi (ma su questo in fondo
tanti dubbi non ne avevamo) l’operazione di recupero delle più oscure e
glaciali sonorità Electro anni ’80, ma stavolta i brani scorrono via
piatti e senza sussulti, privi di spunti che li facciano risultare
accattivanti, mero sottofondo quasi. A mancare insomma è sia la cura per
i particolari quanto le tipiche melodie malinconiche che nel recente
passato hanno reso unici pezzi come “When You Are Sad” o “Silence Is
Talking”. Qualche segnale di ripresa lo si ha nella seconda metà
dell’album, con pezzi come “Venetian Blinds” o “Guardian Angel”,
forse gli unici ad avvicinarsi al predecessore anche qualitativamente
anziché solo per stile. Degno di menzione anche il remix di “Polar
Plateau” a cura dei Dust Of Basement, che restituiscono il favore dopo
la collaborazione di un anno fa sul loro album “Awakening The Oceans”,
ma non basta a risollevare le sorti di un disco che fatica inesorabilmente
a decollare. Speriamo si tratti soltanto di una parentesi.
Tony Aramini
Voto:
5
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