GARDENS OF GEHENNA

"Mechanism Masochism"

(Grau/Adipocere)

2003

1. RabenNutte

Strano disco, questo. Parte la prima traccia e se non ci stai attento ti sembrerà di trovarti di fronte ad un mare di riff lenti ma non troppo, rocciosi ma non troppo, oscuri ma non troppo: doom-death, anche un po' scontato. Poi ti accorgi di qualcosa di strano, e scopri che la batteria non è suonata da bacchette umane; vive dentro un computer, e si rivela per quello che è solo in alcune rapide mitragliate appena percepibili, oppure quando i suoni diventano quelli di un drumset elettronico in tutto e per tutto, e la proposta della band vira di qualche grado verso suggestioni dark prontamente seppellite nel giro di una manciata di secondi dal volume delle chitarre. A questo punto ti viene in mente gente come gli Aborym, che musicalmente non c'entrano proprio niente con i nostri, ma adottano un look similmente macabro e si aggirano su sonorità bastarde parenti alla lontana di quanto prodotto da loro. Ma è un attimo, e subito tornano i quintali di piombo di cui poco sopra. Ecco, questa è la prima stranezza. Non gli inserti sintetici, quanto piuttosto il fatto che gli stessi vengano quasi nascosti: la batteria pare vera per la gran parte dei brani -come se i nostri tedesconi volessero continuamente rassicurare l'ascoltatore sulla metallicità dell'ascolto, i Synth sono dei gran timidoni, stanno sempre a contorno come le patate fritte, ed in generale i suoni più "finti" si ritagliano pochissimi spazi, in cui però si fanno sentire industrializzando non poco il tutto. In questo si inserisce una componente estranea non da poco, la divaricazione di due linee melodiche che, intersecandosi con eleganza, ci danno la breve illusione di primi My Dying Bride, Anathema ed Opeth. E forse il punto più alto del disco è "Opus Noctis", in cui chitarra e tastiera giocano ad innalzare una gelida cattedrale in cui eccheggia una voce finalmente non in growl, ma urlata a squarciagola secondo la migliore tradizione black. O forse "RabenNutte", rifacimento più smanettone e digitale e industrialoide di Sestra (a proposito, il testo di quest'ultima è del CELEBERRIMO scrittore ceko Jachym Topol!). O forse l'incedere superbo di "Gods of Gloom", o forse la sincresi di tutto ciò proposta in "The Anathomy of Melancholy". Resta il fatto che "Mechanism Masochism" pone fondamenta di 3-4 tipi diversi. Fra qualche anno forse vedremo che cosa gli operai ci avranno costruito sopra. E, a giudicare dagli operai, probabilmente verrà fuori una specie di casa degli orrori.


Emanuele "Maraska"

Voto: 7

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