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Fin dagli esordi Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo si sono sempre divertiti a cincischiare con materiali provenienti perlopiù dalla frangia più scazzata e depressa di certo post-rock da provincia campagnola americana: brani rigorosamente strumentali in cui ricorreva il passato ora di For Carnation, ora di Codeine (ma ovviamente senza la voce da suicida mancato), ora dei Papa M dei dischi registrati a casa di David Pajo con il quattro piste, ora di Windsor for the Derby, ora, quando gli piglia bene, dei Tortoise meno jazzettosi. Il problema principale di Gatto Ciliegia è sempre stato nel non riuscire a oltrepassare la soglia del ‘carino’ ma niente più, della musica da tappezzeria, quella che mettono nelle sale d’aspetto del dentista o negli ascensori; non inverte la tendenza quest’ultimo L’irreparable, che pure si fregia della produzione (in cinque brani), piacevolmente innocua, del subsonico Max Casacci, di qualche alzata di testa nella presenza di una pretenziosa cover di Un Anno D’amore di Mina (assai poco riuscita comunque: sembra di stare ascoltando certe nefandezze dei Delta V…) e di piccole ‘rivoluzioni’ nel songwriting come la massiccia presenza di elettronichina da domenica pomeriggio passata a oziare in cameretta. Poco cambia, dicevamo, rispetto ai trascorsi: la solita sequenza di passaggi moderatamente narcolettici alternati a momenti che parrebbero la colonna sonora di qualche pallosissimo film noir francese in cui i protagonisti si annoiano da morire e poi muoiono per mano del personaggio più annoiato di tutti (viene in mente il bestiale Nada di Chabrol, il cui raffronto con il romanzo originale di Jean-Patrick Manchette risulta tuttora improbo), qualche strizzata d’occhio al tex-mex più a-là page di Calexico e poco altro. Rimane impresso nella memoria il dolente quadretto di malinconia urbana Dopolavoro Dancing, il resto è tutto grasso che cola. Se vi basta…
Dragone Nervoso
Voto:
6
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