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Sconcertante. I Gehenna per molti anni sono stati dati per defunti (il precedente album, "Murder", risale al 2000); nessuno sperava in un loro ritorno, a maggior ragione dopo la notizia dell'abbandono del gruppo per divergenze musicali con Sanrabb, reo di voler continuare a suonare death metal. Questo disco di raw black metal è la conferma del ripensamento da parte di Sanrabb, ovvero: pur di continuare a far esistere i Gehenna è disposto anche a fare marcia indietro e far contenti i membri del gruppo. Una marcia indietro era ipotizzabile e comprensibile, ma non in un modo così approssimativo e privo di senso. Il problema di questo lavoro è proprio questo: non ha senso. I Gehenna sono stati fra i migliori 4-5 gruppi per quanto concerne il black metal sinfonico, fin dagli esordi hanno avuto un sound personale e riconoscibile, condito da tastiere spettrali e gelide. Di punto in bianco, con "Adimiron Black", si è iniziato a suonare death metal; scelta continuata nel deludente "Murder". Pausa di 5 anni. Come-back. E' lecito attendere un disco interessante? E' lecito attendere un disco che prosegua il discorso interrotto con il precedente, che ritorni al black sinfonico o che, in un impeto di creatività, fonda i due generi? Certo che è lecito. Anzi, ce lo devono. Però loro optano per la peggiore scelta possibile: si mettono a suonare un black in parte riconducibile ai Darkthrone (strano, non lo fa nessuno), con una registrazione stupidamente "da cantina" e con l'aggiunta di una ridicola drum-machine intenta ad elargire blast-beat continui come nemmeno il peggiore dei metallini stupidini farebbe, al calduccio della propria casa e davanti ad un Pentium. Non si prendono il più che meritato Vaffanculo solo perché hanno saputo scrivere dei capolavori indiscutibili e perché, per dei motivi che mi è impossibile spiegare, penso che abbiano scelto di dare alle stampe questa merda solo per la troppa voglia di tornare in pista.
Shub Niggurath
Voto:
2
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