GODHEAD

"The Shadow Line"

(Cement Shoes/Universal)

2006

1. Trapped in Your Lies
2. Hey You
3. Gift
4. Fall Down
5. Push
6. Another Day
7. Once Before
8. Unrequitted
9. Through the Cracks
10. Goodbye
11. Your End Of Days
12. Inside Your World

All’inizio pensavo di aver sbagliato disco. Insomma, abbiamo apprezzato i Godhead per il loro rock industriale tanto debitore dei primi Marilyn Manson (ai tempi dell’ottimo “2000 Years Of Human Error” sono stati –appunto- l’unico gruppo messo sottocontratto dalla Posthuman, estemporanea etichetta discografica messa in piedi proprio dal Reverendo) quanto dei vari Nine Inch Nails, Stabbing Westward e compagnia cantante, e dunque, dopo aver inserito “The Shadow Line” nello stereo, è stato parecchio lo stupore nell’ascoltare quel che sembrava l’ennesimo gruppo americano di hard rock moderno (e modaiolo) all’acqua di rose. Una copia dei già non eccelsi Saliva, insomma. O dei 12 Stones. O di qualunque altro gruppo coi chitarroni stoppati che la WWE ama usare per le musiche d’entrata dei wrestlers e le presentazioni dei suoi pay per view. Una prima occhiata ai credits chiarisce che si tratta proprio dei Godhead di Jason C Miller, ed è già coltellata al cuore, mentre uno sguardo approfondito rivela Ben Moody al banco di produzione e Jay Baumgardner a quello del missaggio: l’arcano è dunque svelato, giù bestemmie. Resta da capire chi e perché ha voluto coinvolgere questi numi tutelari delle sonorità statunitensi più in voga per trasformare i Godhead in ciò che non sono: pressioni della label? Carenza di idee? Semplice amore per il vil danaro? Suonare dal vivo la theme di Triple H a Wrestlemania al posto dei Motorhead? Certo, il loro mestiere ultradecennale (stiamo pur sempre parlando di gente in giro dal ’93) gli permette di suonare questa roba meglio di tanti gruppi di ventenni sbarbati, ma la qualità delle composizioni resta mediocre e non offre lampi che le permettano di distinguersi dalle innumerevoli formazioni dedite al genere. Non trovo altre parole per esprimere il mio disappunto senza che la recensione scada nel turpiloquio.


Tony Aramini

Voto: 4

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