GOGOL BORDELLO

"gypsy punks: underdog world strike"

(Side One Dummy)

2005

1. Sally

2. I Would Never Be Young Again

3. Not a Crime

4. Immigrant Punk

5. 60 Revolutions

6. Avenue B

7. Dogs Were Barking

8. Oh No

9. Start Wearing Purple

10. Think Locally Fuck Globally

11. Underdog World Strike

12. Illumination

13. Santa Marinella

14. Undestructable

15. Mishto!

Chi vive a Roma negli ultimi anni avrà assai probabilmente incrociato Eugene Hutz senza accorgersene, ma non a un concerto o in qualche locale; no, piuttosto fermo a un semaforo, a qualche incrocio stradale, pronto a lavare il vetro della tua macchina. Ucraino di nascita, newyorkese d’adozione, cittadino del mondo per scelta E necessità, Hutz ha vissuto finora un po’ qui un po’ là, barcamenandosi tra un lavoretto e l’altro, alternando un dj-set in qualche bettola cimiciosa a uno show dei suoi Gogol Bordello in localacci dimenticati da Dio e dagli uomini a una notte da lavavetri, a Roma come a Los Angeles Mosca Londra Minsk; si potrebbe pensare che la vita da hobo d’altri tempi di Hutz sia esclusivamente frutto delle fantasie di qualche scaltro ufficio stampa, ma basta guardarlo in faccia per rendersi conto che le varie e disparate storie che circolano sul suo conto sono tutte vere. Gypsy Punks: Underdog World Strike, terzo album dei suoi Gogol Bordello, coincide con la fortunata partecipazione del Nostro a “ogni cosa è illuminata”, esordio dietro la macchina da presa dell’attore Liev Schreiber (altro straniero in terra straniera per eccellenza), dove Hutz rivela pure apprezzabilissime qualità attoriali (da completo esordiente riesce perfettamente a tenere testa a un gigante come Elijah Wood), un altro dei suoi numerosissimi talenti. Il disco è letteralmente magnifico, tanto bello quanto fondamentalmente indescrivibile a chi ancora non abbia avuto la fortuna di ascoltare le precedenti prove dei Gogol Bordello o testarne l’elevatissimo potenziale distruttivo in sede live, dimensione senz’altro ideale per il gruppo: provate a immaginare Goran Bregovic che coverizza i Mano Negra che coverizzano i Pogues che coverizzano i Crass, ma anche così non riuscirete a sintetizzarne l’impressionante carica di energia. Gypsy Punks: Underdog World Strike detiene fin da ora almeno un paio di invidiabili primati: è il disco di musica etnica migliore del 2005 e uno dei migliori degli ultimi cinque anni, è l’unico disco politico degli ultimi lustri senza la benché minima ombra di ammorbante retorica (la sola Think Locally, Fuck Globally manda a casa legioni di polemisti della mutua) e, per quel che vale, è tra i dischi più eccitanti, freschi e genuinamente emozionanti che ho sentito in tutta la mia vita. Nonostante la figura di Hutz ispiri spontanea simpatia, e il nome del gruppo stia conoscendo una popolarità sempre maggiore (anche solo negli ultimi mesi), difficilmente i Gogol Bordello potranno diventare famosi: le ragioni? Troppo diretti, troppo crudi nel linguaggio e nelle scelte espressive, troppo poco addomesticabili come indole e attitudine. Non sentirete mai alla radio un pezzo come Santa Marinella (che pure è tra i migliori – se non IL migliore – del disco), delirante sproloquio in italiano maccheronico a suon di porca puttana, stronzo merdoso e, dulcis in fundo, come ritornello un bel bestemmione pronunciato – a differenza del resto del “testo” – sfoggiando un’impeccabile dizione (evito di specificare, comunque c’entra la Madonna). Ma forse va bene così, è meglio così: inorridisco a pensare ai Gogol Bordello attrazione principale al concerto del 1° maggio, oppure ospiti indesiderati nei salotti buoni della kritika ke konta… teniamoceli stretti comunque, perché siamo di fronte a uno dei dischi più vivi e vitali di sempre, a prescindere da stili, categorie e classificazioni di sorta.

Dragone Nervoso

Voto: 9

www.gogolbordello.com