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Non so più che aggettivi usare. So che magari non può essere il modo migliore per iniziare una recensione, ma di fronte alla classe e alla grandezza dei Green Carnation mi trovo sempre più in difficoltà, nel tentativo di dare il giusto risalto all’ennesimo grandissimo disco di una band oramai giunta alla piena maturità artistica e compositiva. “The Quiet Offspring” continua in un certo senso il discorso già cominciato con il superbo “A Blessing In Disguise”, dando vita ad un tripudio di melodie sognanti dal sapore tipicamente rock anni 70 (la componente “metal” oramai è praticamente assente), con tanto di organo hammond sempre in bella mostra e un generale utilizzo del pianoforte veramente ottimo, il quale contribuisce a infondere al disco atmosfere eteree e melanconiche. Il lavoro di quel genio che risponde a nome di Tchort è come al solito superlativo, lui che è come al solito l’unico compositore e anche produttore del disco; un personaggio che ha avuto una vita tutt’altro che facile, ma che è sempre riuscito a tirarsi su grazie alla musica, sempre sua fedele compagna nei periodi più bui come in quelli più felici, e che adesso trova il suo sfogo in questi 11 gemme una più bella dell’altra. Accanto a lui un manipolo di musicisti di grandissima caratura (quasi tutti anche abili jazzisti), ai quali si aggiunge il talento vocale del singer Kjetil Nordhus, dal timbro sempre molto caldo e avvolgente. Quello che resta da fare è sedersi comodamente, spingere il tasto play e abbandonarsi alle note eteree di songs sensazionali quali “Just When You Think Its Safe”, “Purple Door, Pitch Black” o la quasi commuovente “Childs Play - part 1” , anche se ce ne sono almeno altre 4/5 che si ergono su livelli altissimi. Un lavoro da ascoltare con grande attenzione e senza paraocchi, in modo da coglierne tutte le più piccole sfumature che si rivelano ascolto dopo ascolto. In una parola sola, imperdibile.
Nordavind
Voto:
8,5
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